Asmarina.

Sono nata ad Asmara, Eritrea, gia’ Etiopia. Queste sono terre martoriate dal post-colonialismo (la guerra tra Eritrea ed Etiopia continua per la definizione di confini tracciati dal colonialismo italiano) e dai nuovi colonialismi (USA, Russia e Cina).
Ho lasciato la mia terra natia all’inizio della guerra tra Eritrea ed Etiopia nel 1975, scoppiata in seguito alla detronizzazione di Haile’ Sellasie’ (l’inno che cantavo a papppagallo, alle elementari, dopo quello italiano, era quello che lo osannava) e dopo aver vissuto per una settimana sotto i colpi di cannoni e mitragliatrici. Avendo la nazionalita’ italiana avevo il diritto di salire sugli aerei che lo stato (volutamente minuscolo) italiano aveva inviato per fare rientrare in Italia i profughi italiani. Nel giro di una settimana, a sedici anni, ho dovuto lasciare tutto ed ero diventata una profuga, privilegiata per il fatto che potevo fuggire. Non volevo e sono stata messa quasi di peso sull’aereo che mi ha portato ad Addis Abeba.
Le mie radici sono state tagliate e non ho piu’ una terra natia.
Trieste, citta’ di nascita di mia mamma (mio nonno era uno dei ferrovieri pugliesi che guidavano il tram di Opcina e che nel 1936 era partito con le navi del duce per andare a cercare fortuna in terra africana) e dove risiedeva mia nonna che era rimpatriata nel 1964, mi ha accolto.
Il primo inverno indossavo sei paglia di calzettoni e ho scambiato per le piume di un materasso rotto la prima neve che ho visto.
Noi Asmarini italiani eravamo stati sparsi per tutta l’Italia e smembrati nelle relazioni e nell’appartenenza.
La vita non e’ stata per niente avara con me, ma continuo a vivere spaesata.La mia pelle bianca mi ha permesso di appartenere al mondo occidentale in cui si possono reclamare i diritti.
Gli Asmarini con la pelle nera non sono stati tutti fortunati come me.
I miei compagni di classe eritrei erano tra i privilegiati che hanno potuto lasciare la loro citta’ natia, negli anni successivi allo scoppio della guerra, perche’ le condizioni economiche della loro famiglia glielo hanno permesso.
Vorrei, pero’ ricordare la storia di un compagno di scuola che frequentava il liceo Tartini.
Il giorno in cui il fronte di liberazione eritreo ha iniziato a bombardare Asmara e operazioni di guerriglia avevano luogo anche nel centro della citta’, un passa parola tra le famiglie italiane ha informato che le scuole sarebbero rimaste chiuse.
Il mio compagno, che allora non conoscevo e che ho incontrato tramite facebook un paio di anni fa, si e’ presentato a scuola e l’ha trovata chiusa. Purtroppo ha trovato alcuni soldati dell’esercito etiopico che l’hanno arrestato.
Ha passato un mese in carcere ed e’ stato torturato.
Era il figlio del piu’ importante avvocato di Asmara e le terre del nonno sono state comprate per due soldi e per potere costruire la piu’ bella citta’ di stile razionalista africana. E’ un gioiello architettonico.
Il padre ha deciso di farlo espatriare e l’ha mandato a Roma a studiare, visto che aveva fatto tutte le scuole di lingua italiana fino alla seconda liceo. Ha vissuto in Italia come clandestino a casa della famiglia di un compagno di classe, questa volta romano, perche’ non era italiano.
Finito il liceo e’ scappato in Inghilterra ed adesso e’ uno dei consulenti finanziari del governo canadese.
E’ la persona piu’ colta che io conosca.

Come posso spiegar il dolore di un’Africana bianca che solo per il colore della sua pelle non e’ seppellita nelle acque di Lampedusa insieme alle sorelle ed ai fratelli eritrei?
Il mio sangue non ha colorato di rosso il Mediterraneo.

 

 

Mediterraneo rosso.

Mediterraneo rosso.
(elisa)Betta Porro

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