barbona intellettuale.

mio malgrado, non il barbona, ma l’intellettuale che mi ritrovo appiccicato.
non e’ romantico come bandito punk, ma me lo tengo come il ”ti voglio bene” a cui ho dato risposta con una stupidaggine.
la giovane donna non pretendava nulla in cambio e non sono abituata piu’ a riceverlo, soprattutto quando e’ inaspettato.
forse non lo sono stata mai.
un regalo, un abbraccio.
e’ del barbona che mi abbellisco.
la stessa parola che mi e’ stata servita per la rottamazione.
c’e’ il mio sguardo agli ultimi (rispetto a che cosa?), i poveri, quella stessa critica che ha rivolto la Bonino nel valutare il fallimento europeo e la considerazione alla ‘classe nobile che si chiama poverta” che mi ha regalato mia nonna.

ancora con la frustrazione per il Nexus Pavilion – Simposio su Arte, Scienza e Tecnologia, che il provinciale triestino acuisce, trovo nelle e per le donne il sorriso.
avere la conferma che il fango di cui ti sei spalmata per feMale di Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, sta alla pari con tutti i grandi europei che ripropongono arte-scienza-tecnologia, riporta a tutti i buchi nell’acqua che il buco nero della cultura italiana inghiotte.
perche’ fare? perche’ dimenarsi? perche’ svanverare?
la relazione nell’urgenza del significante salva.
…ma la frustrazione resta, non per me, barbona, che qualche bicchiere rappacifica (pero’ solo se sto bene con chi mi fa compagnia), ma per il lavoro fatto per significare, con presupposti, tecniche, processi e metodologie che sono nella schiuma dell’onda piu’ alta, quella che quando si infrange schiaffeggia la roccia e lascia il sale attaccato.
certo La Biennale di Venezia sara’ il solito acquario di pesci preziosi, ma di tutto cio’ non ci sara’ traccia se non in qualche padiglione che continuera’ nella dialettica estetica tra arte ed artista. la parola agli artisti e’ cio’ che piu’ obsoleto si possa presentare, anche se avere eliminato i critici d’arte e’ gia’ un passo avanti. la centralita’ dell’artista e’ stata mangiata dalla classe dei creativi, che poco hanno a che fare con le rappresentazioni di rapporti di sudditanza al potere occidentale patriarcale per illustrare la propria magnificenza.
non c’e’ piu’ l’arte per gli artisti se non in quanto artigiani, ma gli artisti dovrebbero essere a seguito della scienza alla pari degli scienziati, dei giornalisti e degli storici. a differenza degli ultimi due il loro ruolo dovrebbe essere attivo come quello degli scienziati.
in una citta’ con il piu’ alto numero di ricercatori scientifici, dopo la Sylicon Valley e Dresda, gli scienziati-o-detti-tali dovrebbero sbavare a rincorrere ogni artista che si presenti sul loro percorso, non per cercare di fare un packaging piu’ accattivante alle loro scoperte, ma come elemento di disturbo-creazione ad ogni tentativo di scoperta dentro ai laboratori in uno scambio alla pari.
finalmente gli scienziati si sono potuti liberare di Leonardo da Vinci e non hanno nessuna intenzione di contaminare la loro religione con preghiere sacrileghe.
Deus ex-machina per raggiungere l’immortalita’.
troppo pensare ad un Nexus Pavillon, in laguna, come padiglione europeo?

quello che ancora mi ha fatto piu’ girare le corna era riuscire a seguire ogni intervento proposto nel simposio della Commissione europea – Rappresentanza in Italia (notare bene la ‘Rappresentanza in Italia’ che viene con il tag a cui non ci si puo’ sganciare) ed ospitato da La Biennale di Venezia, dove anche i luoghi di dove si fa musica a Milano mi sono noti, anche se non frequentati (Teatro Dal Verme e San Fedele Musica), per non parlare di Ars Electronica e Galerija Kapelica / Kapelica Gallery.
vogliamo finire con tutta la schiera di ometti che si sono messi in bella mostra?
poi ripiombare verso il confine, terra franca di pensiero e di contaminazioni, driblare le proposte che spuntano cencando di non farsi troppo imbrattare di provincialismo e tirare fruori dal buco nell’acqua il significato che sopravvive.
La Biennale non e’ tenuta a dare i contatti dei referenti europei e rosico ancora di piu’ di non avere fatto la solita invadente nel cercare di averli al simposio, ma, come sempre in laguna, l’orario dei treni definisce l’agenda; quello perso non mi aveva permesso di arrivare per gli interventi del giovedi’ mattina e volevo ripartire senza pernottare perche’ e’ sempre un problema portarsi dietro l’armadietto dei medicinali e fare scorta di umido.

l’umido non dovrebbe essere un problema per una barbona, ma portarsi dietro i cartoni e’ sempre un ingombro e, a Venezia, come in ogni citta’ decorosa, non sono ben visti i mendicanti. anche i vu-cumpra’ hanno fatto fuori, ma in compenso e’ pieno di negozi di Cinesi, gallerie private per ogni tipo di crosta e per fare un evento esterno alla biennale basta pagare.
vai, vai con il turismo e con i tramezzini straripanti di maionnese!
vai, vai con con le fondazioni asfittiche che non sono tanto diverse dai negozi di maschere (quasi del tutto spariti come quelli di vetri di Murano)!
vai, vai con i turisti che chiedono per i cessi pubblici ai camerieri dei ristoranti che parlano a mala pena in italiano!
vai, vai con lo IUAV che chiude alle 18 ed il sabato non e’ neanche aperto!
vai, vai con le brodaglie della narrazione!
vai, vai a forza di grattare per il fondo del buco nero i cadaveri passeggiano!

come barbona me la cavo, nonostante l’umido, come intellettuale, appioppato, non valgo un cicca.

 

postato su facebook l’8 febbraio 2017

(elisa)Betta Porro