caffe’ tra single.

una salubre passeggiata sul molo Audace era inevitabile per un saluto al tramonto ed al sole clandestino, in una giornata che ricordava ancora le sferzate della bora ed i meno dodici gradi subiti.
il Padre Eterno distribuiva, per qualche minuto, brivido e letizia.
l’incontro con lingue diverse portava a pensare ai turisti che si trovavano di fronte ad una citta’ che doveva smaltire ancora la sbornia della notte precedente e rivelava la perplessita’ di accogliere.
spavalda, con i bottoni del tre quarti tecnico sbottonati, mi saliva il calore fino alla testa, forse quello delle calorie di zampone e cotechino o, forse, solo quello di scalmane.
camminando fino alla punta del molo tra famiglie, coppie e gruppi di amici, le donne sole, non piu’ giovanissime, mi davano il conforto della liberta’ di esistere.
non ricordo di avere guardato l’acqua del mare perche’ lo sguardo era ipnotizzato dalla linea dell’orizzonte che annunciava l’infinito.
alle mie spalle la scenografia di luci, riflessi e bagliori che tagliavano i palazzi imperiali tentava di competere con i colori del cielo ed il metallico del mare, ma la gara era gia’ persa in partenza.
non potevo restare, era solo qualche minuto di perfezione. dovevo ritornare perche’ avevo l’appuntamento con un amico, single incallito, per un caffe’.
camminando facevo passi in avanti ed alcuni all’indietro per paura di perdere l’attimo in cui l’infinito mi avrebbe rapito. cosi’ non e’ stato.
mi sono seduta su una boa di ferro in piacevole compagnia dei miei fantasmi ed ho fumato una sigaretta.

la gente passeggiava, il primo giorno dell’anno (non posso evitare di sottolineare la stupidita’ delle convenzioni!). nella piazza del villaggio solo qualche caffe’ aperto ed l’inadeguatezza a velleita’ turistiche…per fortuna!
il bar del teatro era chiuso e quello aperto, vicino, improponibile a me. nonostante il tentativo dell’amico fotografo (uno di quelli da camera oscura) di convincermi del caffe’ buono, non potevo pensare di entrare in un luogo da sotto-design per clientela da target provinciale arrivista.
gironzolando per piazza Grande, l’Audace si confaceva (ottimo auspicio nel nome, come quello del molo prospicente!). banconieri simpatici, fra cui anche una giovane liberiana, in numero sufficiente per coprire una sala da cento coperti. alla mia rimostranza di una mensola ancora piena di una trentina di tazzine e bicchieri sporchi, riuscivano a mantenere alta la cattiva nomea del servizio dei locali pubblici della citta’, neanche con un accenno al pulire e riordinare.
un nero in B ed uno in tazzina. il caffe’ era buono, la panna con caramello, nella ciotolina a fianco, stucchevole.
dietro di me, sul bancone del bar, un cameriere, in maglione di lana con trecce, di colore azzurro tenue e da passeggiata, si cimentava in cocktail venduti come esecuzione speciale di tecnica molecolare: il fumo uscito dal bicchiere e riversato intorno al vassoio ed al banco con richiesta di applauso, era solo l’effetto del ghiaccio secco irrorato con con l’acqua calda. molecolare?
piuttosto molecole, invece, gli scagnozzi che guardavano e sorridevano per il miracolo che stava avvenendo davanti ai loro occhi!

tra gli uh! ah! oh! degli spettatori che subivano il visual natalizio (sempre quello senza idea di grafica e neppure di urbano, senza idea proprio) proiettato sulla facciata del comune, rincorrevo le foto sull’i-Pad per fare vedere una delle mie performance a chi mi conosceva dai tempi non sospetti delle ”look-n-roll”.
sara’ stata la connessione lenta, sara’ stato che il sole non c’era piu’, cominciavo a sentire il ghiaccio ai piedi e l’effetto meraviglia stava svanendo.

il pavoneggiarsi e’ sempre controproducente, almeno bisognerebbe farlo con temperature migliori.

 

postato su facebook il 2 gennaio 2015.

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(elisa)Betta Porro

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