Cobusier , chi?

 

e’ ufficiale: ‘eros e seduzione’ e’ rimasto agli Alinari (se non altro nell’immaginario delle forme dei corpi di donne non ritoccati con photoshop). poche le eccezioni presentate a Trieste nella maratona della fotonotte de La Casa dell’Arte:
– lo spazio di MetroKubo, perfetta location per entrare nell’alveo uterino dove Sherecode ha proposto coltello e forchetta nello slip di pizzo turchese indossato in un pezzo di corpo;
– l’allestimento di Liberarti di drappi bianchi con i fori che le nonne avevano nelle camice da notte per poter copulare, evidenziando l’essere guardoni di ognuno. le foto di Annette Godard discrete, ma anche se fossero state quelle di Paperina sarebbero state esaltate dall’installazione centrata per segno e significato;
– gli Alinari, presso Trieste Contemporanea nel suo ventennale, troneggiavano impuniti e snobbati dalle libagioni in contemporanea: le calze a righe bianche e nere, sopra il ginocchio, sbaffeggiavano qualsiasi mise femminile presente nel gioco di seduzione antica;
– riconoscere in uno stilema fotografico il click di una mano ungherese, esposto alla Scuola del Vedere, che risaltava in mezzo al cliche’ mashile dei temi triti e ritriti di seduzione;
-la partenza da una cicatrice su di una coscia nel proprio corpo fotografato in una stanza e portato alla rarefazione stilistica dello stesso corpo rifotograto, a distanza di tempo, nello stesso spazio, senza viso. Patrizia Milani a Bra11 ricade negli stereotipi dello sgardo maschile, anche se marginalmente;
-molto piu’ seduttivo il corpo non esibito di Fiore de Enriquez di contorno al ‘Rouge’ di Nika Furlani, mentre Roberto Peccianti riesce con il suo ‘Escape’ ad introdurre crudelta’ nonostante il segno sfumato di corpi in fuga;
-piu’ evidente il patinato da e-Contemporary nell’esporre immagini da pubblicita’ per riviste di moda, con il richiamo scontato del letto e delle lenzuola bianche. il corpo e’ sempre quello femminile;
-e’ Davide Maria Palusa che con il suo corpo offerto a pezzi riesce ad uscire dall’immagine continuamente riproposta del corpo femminile. la macellazione del proprio corpo in pezzi poco identificabili nelle parti e riproposti come forma, colorati di rosa carne su uno sfondo rosa arancio, con una ciotola di marschmellows sopra la colonna eretta nel dentro una sedia rosa rotta, e’, finalmente, gioco seduttivo. sguardo femminile di un uomo che puo’ solo rompere con il proprio narcisismo per non imporlo.

e’ demoralizzante che ‘eros e seduzione’ siano ormai temi cosi’ desueti, se non nella replica di cliche’ maschili e la deriva del porno ne abbia decretato la sconfitta.
quello che e’ sconcertante, ma qui la provincialita’ ha fatto da padrona, che anche le donne abbiano proposto solo corpi femminili.
‘eros e seduzione’ e’ solo corpo femminile?
non credo proprio.
poca ricerca sia dei curatori che degli autori.
bersaglio mancato se non nel girovagare per la citta’, che ha fatto da padrona ed ha proposto tutte le carte di seduzione.
eros si sospende…volentieri.

seduttive alquanto sono state, invece, Vladiya Mihaylova, Suzana Milevska e Maya Ciric (con due ‘stresciza’), curatrici d’arte.
il forum per curatori di arte contemporanea ‘Continental Breakfast- Before Numbers’, organizzato da Trieste Contemporanea sotto l’egida dell’InCE, ha suonato musica per le mie orecchie.

la Mihaylova parte dal suo asserire che la multidisciplinarieta’ e’ un approccio positivo verso la precarieta’, che e’ qualcosa che puo’ descrivere le condizioni sociali e culturali.
insicurezza, frammentazione, invisibilita’, oblio e sovrapposizione di modi diversi di produzione creano la precarieta’. il curatore di arte deve creare contatti, formare reti, condividere le risorse ed auto-istituzionalizzare le piattaforme.
dagli studi interdisciplinari ci si deve volgere verso l’interdisciplinarieta’ della pratica e creare legami tra le diverse organizzazioni.
la Milevska ha proposto la critica alle istituzioni collaborando a ”Inside Out”.
lavorare da dentro le istituzioni: inclusione, (il) pubblico, proliferazione, ‘corporate identities’ (questa e’ musica: da quanto tempo non sentivo questo inciso!), recuperare, mentalita’ del governare sono i temi con cui ci si deve confrontare.
in primis, la responsabilita’.

e’ con la Ciric (con due ‘stresciza’) che mi metterei a ballare.
a stento ho trattenuto il mio entusiasmo (e ballo tra presento e passato prossimo perche’ gia’ passato, ma presentissimo!)
ha sottolineato piu’ volte di essere curatrice indipendente, come per voler tracciare la linea di differenza con le altre, tutte curatrici di musei: nel suo essere indipendente c’e’ la responsabilita’ presa in prima persona.
e’ nella micro-politica e nel territorio il punto centrale.
nell’avanguardia e nel ricollocare le tracce del territorio richiama la capacita’ di Tito di capire, nonostante il socialismo reale, come l’arte non possa fare a meno del mercato (sia pur anche mercato nero).
e’ di Belgrado e vive sulla sua pelle lo sfacelo della ex-Yugoslavia: frammentazione, precarieta’, contraddizione, Balcani.
da una parte il mercato dell’arte e la necessita’ di riarticolarlo, dall’altra parte, la possibilita’ di creare conoscenza nel territorio ed una cultura diversa.
la forza e’ nella micro-politica e nella negoziazione.
la responsabilita’ e’ quella della conoscenza.
l’instabilita’ sta non solo nell’essere Balcani, ma anche Europa orientale.
a questo punto l’avrei baciata sulla bocca, ma mi sono quasi inginocchiata e lei non me l’ha permesso, quando l’ho pregata di non dimenticarsi di essere nell’Europa orientale: e’ l’unica salvezza per il pensiero europeo.
i nuovi mezzi di discriminazione sono quelli della generazione del pollice che e’ la stessa che pretende di meritarsi le cose.
i valori esistono ancora, ma le condizioni sono cambiate.

sono uscita insieme a Vania Gransinigh, esaltate dall’intervento di Maya ed in cento metri ci siamo scambiate la felicita’ di aver potuto assistere ad un incontro che avrebbe dovuto avere la coda di gente per poter entrare.
”Dove sono gli artisti?”
”Cosa vuoi, Trieste e’ una citta’ di vecchi ed i giovani lo sono ancora di piu’.”
Trieste Contemporanea e’ stato il luogo dove ho potuto sempre cibare il cervello drogato di cultura dall’aver vissuto a Vienna.
cultura e’ scarpinare per guardarsi intorno.
fotonotte e’ il mezzo migliore per farlo.

cosa centra Le Corbusier?
e’ sempre quel tale che, con una laurea nel cassetto, posso sempre permettermi di dire: Corbusier, chi?
aggiungo: Don Giovanni, chi?

 

pubblicato su faceboob il 25 ottobre 2015.

 

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(elisa)Betta Porro