corpo di serie B.

 

e’ nell’oggettivazione del corpo e nel suo subliminare che c’e’ tutta la decadenza ed il fallimento dell’occidente.
l’umanesimo che ha voluto rappresentare l’uomo nella sua potenza divina e’ la negazione del corpo che vive costretto alle rappresentazioni che hanno deciso i canoni dell’estetica.
ogni tentativo di rappresentazione e’ la negazione di cio’ che e’ la potenza della macchina che e’ in nostro possesso per confrontarla con cio’ che viene dato come modello.
e’ nel decadimento e nella putrefazione che esiste la poesia dell’esistere come corpo e la disciplina del butoh te la spiattella come ineluttabile.
tutto il dolore ed il desiderio della prestanza fisica si trasforma nella fisicalita’ negata se non rispondente ad i canoni della bellezza consumata. e’ la negazione dell’esistere come corpo assoggettato alla decisione del mercato che decide cio’ che deve essere corpo. nella carne avvengono tutti i conflitti cl quale l’umano non riesce a prescindere nonostante tutte le regole imposte dalle regole sociali del delegare.
quanto piu’ si riesce ad assoggettare il corpo alle leggi di riferimento, tanto piu’ si puo’ valersi dei benefici concessi dal potere che decide le regole.
…ma si resta sempre e solo corpo umano.
corpi umani che brulicano come vermi nell’avvicendarsi a ricorpire ruoli per potersi immedesimare con cio’ che viene tollerato ed il corpo e’ alla merce’ dell’intelletto che pensa di decidere e pensare, mentre e’ solo strumento nel conferimento del potere di turno.
la salvezza del corpo nel volere vivere e basta e’ ridimensionata al puro corrispondere ai dettami degli schemi prestabiliti.

dopo due giorni di butoh con il maestro Masaki Iwana riesco a riportare il significato al panorama interiore dell’esistere: nella fatica e nel chiudere ogni possibilita’ alle scappatoie, il corpo esiste per quello che e’, che puo’ come strumento di rappresentazione.
l’interpretazione e’ lasciata ai virtuosi, mentre agli altri e’ lasciata la presenza (presenza che puo’ accompagnarsi a qualsiasi altro mezzo come strumento che senza la determinazione del corpo non esiste).
l’invecchiamento, il decadimento, la putrefazione sono il momento in cui ci si puo’ rendere conto di tutte le possibilita’ inesplorate per la comodita’ di seguire la pretesa intellettuale e creativa.
sempre il demandare a regole per dimenticare la natura distruttiva e poco edificante dell’umano che nelle leggi del delegare trova la consolazione dell’appartenenza sociale.
le regole del profitto hanno imposto la definizione di cio’ che era inferiore all’uomo maschio, come la natura, le donne o gli animali e l’esaltazione dell’arte che riusciva a sublimare cio’ (Michelangelo si incazzo’ perche’ la sua statua di Mose’ non era in grado di rispondergli) e da allora si sono riempiti tutti i salotti di potenti ed i caveaux delle banche per continuare a idolatrare il dio ed il capitale di turno.
nei fallimenti del corpo, quando non corrispondono all’idea che decidiamo e perseguiamo, quando fa male perche’ non allenato a sufficienza a corrispondere alla sua possibilita’, quando ingabbiato o mortificato su qualsiasi sedia, per quanto affidata a qualsiasi scienza ergonomica, e’ l’unico strumento di certezza in nostro possesso.
si puo’ anche vederlo anche solo come contenitore all’intelletto e, qui, le cuffie auricolari che producono dopamine sono l’inizio della traduzione nel post-umano, dove si andra’ a trovare i pezzi di ricambio in officina.
nessun giudizio di merito, ma la possibilita’ di evitare la definizione di (im)mortale e’ tutta presente.
io continuo a mettermi alla prova anche se dopo due giorni di Masaki era fondamentale una pausa presa con il brunch a casa Clanz. domani ci riprovero’ ed allenero’ i miei strumenti-muscoli per potere poi percepire tutto cio’ che viene offerto per il compiacimento della comodita’ borghese, soprattutto tutti quegli orpelli desueti che continuano ad essere chiamati quadri d’artista per salotti di mecenati mercificati anche se sono bianco e/o nero.

in questo inizio di secolo/millennio il corpo esiste ancora, nonostante i robot e non si sa ancora per quanto, nell’inevitabile fine di una specie inutile.
qualcuno riesce piu’ di altri ad ovviare alla morte nel tentativo di potersi clonare nell’immortalita’, mentre le vite di uomini di serie B, sempre definiti da mercato, traffici di armi e armamentari, scompaiono nell’indifferenza dei benpensanti possidenti.
grazie Masaki, perche’ anche il mio corpo di serie B puo’ continuare a vivere fino al decadimento completo nel marcire e diventare polvere.

sono felicissima che i glutei brucino e che vedo le stelle quando ci cammino sopra!
ringrazio anche gli organizzatori di Hackethon di avermi reso facile la scelta a non partecipare: non si organizzano per i creativi contest che iniziano alle otto-anti-meridien, perche’ e’ un orario che puo’ andare bene solo agli impiegati pubblici ed agli ingegneri!
ancora piu’ corpo di serie B, analfabeta digitale, perche’ agli hacker ho preferito il butoh con carne, ossa e cellulite, anche se mi sarebbe piaciuto molto inciampare sul C1-P8 scorazzante.

 

pubblicato su facebook il 20 marzo 2016.

 

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(elisa)Betta Porro

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