cum versare.

posso solo versare parole nei miei pensieri.
verserei, molto volentieri, un orange nel mio bicchiere.
il maggiore interesse era l’Irpinia e il rivivere la magia della pescheria.
Capossela, Rumiz e Ovadia i celebranti.

quasi tutti i presenti erano li’, al Lunatico Festival, per sentirlo suonare.
io ero stato trascinata nel volere sentire parlare dell’Irpinia.
Capossela e le suo origini irpine mi avrebbero svelato alcuni dettagli.
Rumiz, il camminatore folle triestino, che ha ridisegnato il tracciato della via Appia, ha avuto un pari affabulatore vicino a se’.
coppoloni, Calitri e valle dell’Ofanto mi trasportavano su terre a me sconosciute, ma da cui, sempre piu’, mi giungono gli echi.
eccolo di nuovo qua l’eco, che riappare in queste serate estive, alquanto ventose e poco confortanti.
l’immaginario delle origini di Vinicio a Calitri porgono il racconto di un luogo disegnato tra fantasia e realta’, dove la carne ne e’ la vera protagonista.
carne di porco, carne di corpo.
”cum-versazione” e’ la parola chiave.
racconti di incontri in una terra che e’ chiusa nelle sue tradizioni, che ne sono la forza e la dannazione.
il camminatore folle, Paolo, ha regalato all’Italia la strada che congiungeva Roma a Brindisi dove ha anche incontrato Vinicio. l’altra sera gli ha regalato il pezzo del racconto fatto insieme e noi abbiamo ascoltato.
la ”cum-versazione” legava il racconto e riportava all’arcaico dei riti in cui si beveva, mangiava e cantava a feste, matrimoni, funerali, dove il corpo, o il porco, diventavano uno.
la similitudine con l’osmiza era inevitabile: nel tavolino davanti a loro, una bottiglia di vino (un vino bianco, ma troppo lontano per vedere cosa fosse) veniva degustata, ma soprattutto bevuta dall’Irpino. che siano bevitori piu’ forti di quelli che frequentano questa terra austro-ungarica? certamente l’aglianico lo e’.
terre di lupi anche mannari, quelli che hanno il pelo che cresce sotto la pelle, all’incontrario e non si vede fuori. terre in cui i riti arcaici non sono riusciti ad essere ammaestrati completamente dal cristianesimo, ma, chiudendosi nel proprio branco, non possono che sopravvivere se non nel loro isolamento.
un isolamento maschilista, in cui le donne devono cucinare.
chissa’ se cantavano e cantano anche loro?
forse Amburgo ed il nord teutonico ha salvato l’Irpino di origine dalla misogenia. se non altro gli ha dato la possibilita’ di non essere solo lupo.
sapientemente continuava a nascondersi dietro il cappello da… contadino, di pelle color cuoio, che alzava, scoprendosi il viso, solo nel momento in cui si metteva a cantare.
chissa’?
la narrazione reggeva nonostante imprecassi il fatto di non aver piu’ cuscinetti naturali a protezione del deretano appoggiato sul striscia di granito dell’aiuola-marciapiede.
evocazioni e voglia di camminare sulla terra, a piedi nudi, senza meta, senza fine ma la cervicale, disturbata dal borino che non ha permesso al capitano pivello di una nave da crociere di attraccare, ieri, a Trieste, reclamava il calore del divano.
nel trovare l’apporto di-vino nella ”cum-versazione” mi accontentavo di riempirmi la saccoccia desiderando di trovarmi, presto, con compagni con cui poterlo fare, prima o poi, anche cantando.

invece un’altra bella predica!
(anche se, a dir, il vero una bella malvasia arancione di Skerli, ieri sera, sono riuscita a gustarmela in cum-versazione, ma niente baccanale, purtroppo!)
niente cum-versazione, questa sera, solo il tributo di Moni Ovadia ad una delle citta’ (l’atra e’ Odessa) degne per accogliere il Messia.
racconti di trascorsi in questa citta’ da adolescente e tributo al suo dialetto, mezza lingua.
mente illuminata e preziosa che ha potuto rendere omaggio ad un pensare diverso, quello che trova una delle sue dimensioni naturali nel vitz.
cervello spaccato quando il pensiero del vitz ha trovato la sua relazione con la lingua yiddish: eccolo la’. adesso ritrovo il senso.
e’ un pensare yiddish quello che si trova nel ‘no se pol’ o ‘gnanca pel cul’.
e’ il divertimento, anche cattivo e crudele, pervaso da struggente melanconia.
e’ l’attesa del Messia.
l’intermezzo offerto ad Alfredo Lacosegliaz ha voluto sottolineare quanto cieca e’ la cultura perbenista a non dargli degno riconoscimento, soprattutto quando il programma offerto dal gusto della citta’ e’ pari a quello di un ricreatorio… anzi, i ricreatori di Trieste offrono stimoli piu’ interessanti (vedi Artefatto!).
nella mia incapacita’ di essere diplomatica, la mia rimostranza l’ho fatta, direttamente, a chi ha proposto la scelta: furba e opportuna, come sempre!
chissa’, riusciranno ad offrire il lugubre palco almeno a Lacosegliaz?
non sarebbe, forse, pero’, da augurarselo, per lui, vista l’acustica inappropriata!
l’unica cosa appropriata ed all’altezza di uno dei templi dell’Austro-Ungheria era il pensiero di Moni Ovadia, yiddish-triestino, che si augurava una Trieste, capitale europea della cultura.
il suo dispiacere, come il mio, era nel dichiarare l’inesistenza appurata dell’Europa.
tante battute perse nel rimbombo, ma abbastanza afferrato dalla postazione, seduta su di un tavolo, trascinato fino in mezzo alla sala .
il piacere di riuscire a modellare pensieri gia’ sedimentati nella mia mente, ma solo, timidamente anche se ad alta voce, accennati: citta’ sospesa, mezza lingua, dimensione naturale del vitz, ebrei del mare, il miglior caffe’, madre e matrice, io e tu identici…
alla fine si e’ finiti in osmiza, ma da vegetariano come’ e diventato, la cum-versazione e’ risultata un po’ da dolciastra sviolinatura.

”Basta con quela bateria! Ghe vol fantasia!…
Lassa sonar el violino!”
le parole gridate dal ‘mato’ seduto in seconda fila al concerto, in piazza Verdi, ieri sera.
nessuna sintesi sarebbe potuta essere piu’ perfetta dall’ascolto dell’orchestra che e’ sempre uguale a se stessa, nonstante continui ad andare ascoltare per gli amici presenti.
”Basta con i su-posti che chiudono la porta della pescheria, (per i fighi: salone degli incanti!) che da’ accesso alla scalinata dove si vede ed odora il mare, unico luogo adatto al cum-versare” ribatto io.

 

scritto su facebook l’1 agosto 2015.

 
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Moni Ovadia nell’ex-Pescheria.
Moni Ovadia con Alfredo Lacosegliaz.
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Lunatico Festival.
Vinicio Capossela e Paolo Rumiz.
(elisa)Betta Porro

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