Dositej Obradovic – Vita e avventure

Prefazione

E’ cosa dolce e piena di innocente divertimento e di consolazione riandare ai tempi trascorsi dall’incontaminata infanzia e dall’allegra giovinezza fino all’età virile e alla vecchiaia inoltrata. I miei occhi versano lacrime di riconoscenza e gratitudine ogni volta che penso alla grande benevolenza della Divina Provvidenza. In quante sventure mi e stata d’aiuto, da quanti rischi e pericoli mi ha salvato e quante volte ha fatto diventare buone le mie idee e le mie intenzioni che, a causa della mia incapacità di comprendere e di giudicare, erano dannose e funeste e, guidando mi per mano come una madre amorosa, le ha portate a buon fine! L’amore dei compagni e degli amici: dolce cosa, dolce nome, dolce ricordo! Mi sembra che per me la dolcezza del paradiso sarebbe già sufficiente se fosse tale e quale alla consolazione e alla gioia provata dal mio cuore ogni volta che menziono l’amore e la simpatia dei miei amici e delle mie amiche, dei miei benefattori e delle mie benefattrici. Le mie stesse debolezze e colpe, per quanto di esse mi vergogni, e delle quali tuttora non mi sono liberato, mi sono utili ogni volta che le ricordo, perché mi aiutano, per quanto è possibile, a correggermi, a giudicare me stesso in modo equilibrato e umile e a sopportare e tollerare le persone che sono deboli come me.

Il tempo della giovinezza, quando il nostro sangue bolle e i pensieri mutano incessantemente, non ci dà la costanza di occuparci di noi stessi e di concentrarci su noi stessi. Il prezioso consiglio: “conosci te stesso!” attecchisce molto tardi.

I trentotto anni trascorsi mi ricordano che il mezzogiorno della mia vita è già stato varcato e che mi avvicino alla sera. Ora so che durante la sua giovinezza l’uomo invece di tenere in considerazione le proprie colpe e imperfezioni, non fa altro che esprimere un unico desiderio “Se solo i nostri vecchi fossero stati più intelligenti!”. A trent’anni comincia venirgli il dubbio che anche lui non sia stato abbastanza intelligente. Sui quaranta non dubita più: lo vede che non è stato tanto intelligente, tuttavia ha intenzione e spera di correggersi prima che arrivi la vecchiaia. Ma che fare? Niente, in cammino, in cammino! Ci resta un unico desiderio, e cioè che i nostri figli e nipoti siano migliori e più intelligenti di noi.

Il mio sangue che, grazie Dio, comincia calmarsi e placarsi, non mi inganna più con vane speranze e non mi fa fare castelli in aria; lascia in mio potere quel prezioso tempo che mi rimane e mi affida a me stesso. A poco a poco comincio respirare, liberandomi della giovinezza come da un  mare tempestoso e crudele. Ora mi viene in mente il divino consiglio del saggio Pitagora, di tornare a me stesso, di entrare in me e di considerare da dove sono partito, cosa ho fatto in questo mondo, dove penso di andare. Questi sono ora i miei interessi preferiti e le occupazioni più care: ascoltare la conversazione di persone colte, leggere libri scritti con saggezza o passeggiare da solo in un luogo silenzioso. E’ questo che penso, di questo mi occupo e questo sospirando mi chiedo, da dove sono venuto, cos’ho fatto  in questo mondo e dove me ne andrò? 

Nel riflettere, dunque, su ciò, sarei contento di non essere stato del tutto inutile a questo mondo. Sarei contento di lasciare dopo di me qualcosa che possa risultare vantaggioso alla mia gente. Sarei contento di poter raccomandare con tutto il mio cuore alla gioventù serba l’istruzione e la luce della ragione, che fin dalla giovinezza io ho desiderato e perseguito, e in tal modo presentarmi, per quanto mi è possibile, se proprio non contento come vorrei, almeno grato al seno della figlia della Serbia che mi ha nutrito. Per questo ho intenzione di lasciare scritti i vari episodi che, nel corso di venticinque anni di vita errabonda, mi sono accaduti. Descrivendo le svariate abitudini dei popoli e delle persone con le quali ho vissuto, spero di essere utile ai miei lettori. Lodando le buone abitudini, mi impegnerò a raccomandarle a chiunque, condannando quelle cattive, le farò odiare.

L’educazione della gioventù è quel che c’è di più necessario e utile all’uomo nel mondo, perché da essa dipende tutto il nostro bene o il nostro male, e di conseguenza la nostra felicità o infelicità, tanto quella fisica quanto quella spirituale, pertanto è opportuno  che i genitori (genitori parola dolce e sacra!) si impegnino al massimo per dare ai propri figli una buona educazione, a non viziarli, a non danneggiarli, a disabituarli dai cattivi sentimenti fin dalla culla e dal seno materno. Un bambino viziato diventa facilmente capriccioso e questo genera eccentricità, caparbietà, ostinatezza, disubbidienza, vanità, folle orgoglio e altri mali che provocano ogni infelicità per l’uomo nel corso della sua vita; e da queste cattive abitudini e opportuno preservarlo fin dall’infanzia. Che i loro giovani corpi siano mantenuti sani – su una sana gioventù si basa una sana vecchiaia – che non gli vengano dati cibi dolci e troppo elaborati, confetti e frutta acerba; che poco a poco si indirizzi il loro giovane cuore verso l’altruismo e i buoni sentimenti; che la loro mente e il loro intelletto, nel momento in cui cominciano a pensare e giudicare, siano educati e tenuti lontano dalla superstizione e da sciocche paure. Oh, quante debolezze e malattie mentali provoca la paura infantile! Ma, soprattutto, che sia l’amore per la giustizia, per la verità, per il pensiero e il ragionamento onesto a dissetarli insieme al dolce latte materno, servitori e domestiche disonesti, disubbidienti e scurrili, cosi come ogni altra cattiva compagnia, siano tenuti lontano da loro. Ma di questo argomento altrove si parlerà più dettagliatamente; qui voglio semplicemente far sapere che con questo mio libro desidero aiutare i buoni e cari genitori nell’educazione dei loro figli.

Questa materia, essendo la più necessaria e la più utile al genero umano, sarà oggetto della massima attenzione in questo mio scritto. Poiché fin dall’età giovanile mi sono trovato in svariate situazioni, so per esperienza ciò che a me è stato utile e ciò che e stato dannoso in quei primi anni. Vivendo con diversi popoli, ho visto come questi allevano i loro figli e quali conseguenze hanno le diverse educazioni, inoltre ho letto i libri di uomini colti che hanno scritto su questo argomento. Dovunque io abbia vissuto, sono stati affidati alla mia cura diversi bambini, figli di ricchi e di poveri, di cittadini e di contadini. In Dalmazia, in Montenegro, a Vienna e in Moldavia ho imparato a conoscere il carattere dei bambini, la loro natura e i loro più svariati temperamenti. Per questo non tralascerò la minima occasione di enunciare regole adatte a comportarsi con i bambini, perché col tempo essi diventino uomini buoni e onesti, ubbidienti e sottomessi ai genitori, cari e ben accetti alle persone con cui vivono, disponibili e utili alla patria e a se stessi.

In tutto questo scritto, in ogni circostanza, aggiungerò e inserirò precetti morali, consigli e insegnamenti utili per la conduzione della propria vita, che io ho appreso da uomini colti o ho attinto da libri utili; non sono io, ma il bene del mio prossimo, il primo e principale fine di questo libro. Non temo che quel che dirò di me stesso non venga creduto, perché avrò fin troppi motivi di criticarmi e di condannarmi, e molto pochi, o affatto, di lodarmi. In ogni riga e in ogni parola di questo scritto osserverò me stesso come fossi di fronte all’occhio onniveggente di Dio; amerò la verità, la rispetterò, desiderandola e cercandola con cuore caldo e puro; poiché so senza possibilità di dubbio che tutto ciò che diciamo e facciamo, e soprattutto quel che pubblichiamo, viene trasmesso per generazioni e ha conseguenze eterne, non mi distrarrò affatto; cercherò di evitare ogni parzialità, ipocrisia e, in particolare, egoismo. Mi impegnerò ad avere sempre davanti agli occhi la verità e la giustizia.  

La conoscenza e la comprensione degli uomini non è piccola cosa né di poca utilità per l’uomo al mondo. Lo stesso si può dire dell’educazione, e cioè che da essa dipende tutto il nostro benessere nel corsi dell’intera vita. Con chi è che l’uomo vive ha da fare qui sulla terra, se non con i propri simili? E come possiamo vivere gli uni con gli altri senza conoscerci? E’ più facile vivere con un popolo del quale non sappiamo la lingua – per quanto anche questa non sia una difficoltà da poco – che trascorrere la propria vita con persone delle quali non conosciamo il carattere, la natura, l’indole. E’ questo che in buona misura genera disaccordo, inquietudine, odio, inimicizia, liti: il fatto di non conoscere a sufficienza né se stessi né gli altri. Conoscere se stessi, conoscere gli uomini, le loro più segrete inclinazioni e le passione del cuore, dalle quali nascono e si generano tutte le loro intenzioni, i loro gesti e le loro opere: questo si sono impegnati a fare i più grandi uomini e di questo ancora oggi si occupano e si curano i grandi filosofi. Dal momento che la Divina Provvidenza ha deciso che io trascorressi la mia vita con popoli diversi, con uomini e donne, ricchi e poveri, colti e ignoranti, ecclesiastici e laici, con i quali non ho fatto commercio, dai quali non ho comprato e ai quali non ho venduto niente, tutto il mio impegno e stato quello di conoscerli e di capire per quali motivi siano in un modo o in un altro; come sarebbe stato più opportuno che fossero e con quali mezzi sarebbero potuti diventare migliori. Inoltre, poiché è cosi come siamo che dobbiamo vivere insieme gli uni con gli altri, cosa occorre dunque fare per comportarci e agire in modo da non essere pesanti, noiosi e dannosi gli uni agli altri? Come possiamo compiacerci l’un l’altro, vivendo insieme amorevolmente, quieti e tranquilli, alleggerendo e addolcendo, per quanto è possibile, i giorni della nostra vita? Ecco quel che cercherò di spiegare.

Per quanto riguarda la conoscenza di sé, è vero che si tratta di una cosa molto difficile, perché sia l’ignoranza, sia, in misura maggiore, l’egoismo, ci chiudono gli occhi per non farci vedere i lati brutti di noi stessi. Ma se c’è qualcosa di buono in noi, questo ci fa piacere guardarlo, questo lo vediamo bene e di questo ci stupiamo; invece ci buttiamo dietro le spalle e nascondiamo bene quel che non ci fa piacere vedere. Ma anche in questo le mie debolezze, i miei sbagli e le mie stupidaggini alla fine mi hanno fatto capire che sono debole e irragionevole. Ma, soprattutto, la santa cultura, dono divino e luce celeste, la cultura e i libri di uomini saggi e illuminati, uomini colti, veri benefattori del  genere umano, mi hanno dato la possibilità di raggiungere e penetrare nei recessi più segreti del mio cuore, mi hanno educato e mi hanno dato più conoscenza di quanta ne avrei potuta ottenere con l’esperienza di una vita millenaria sulla terra. E’ questa materia, dunque, tanto difficile quanto necessaria, che avrò come fine in tutto il mio scritto.

Oltre al vantaggio e al divertimento che desidero offrire alle persone del mio popolo, proverò un indicibile conforto e un’indescrivibile gioia nell’avere l’occasione di menzionare e di trasmettere alla conoscenza dei posteri i nomi dei miei amici, dei miei sostenitori e benefattori. Non potendo ricambiare altrimenti il loro dolce affetto, sarà un sollievo per il mio cuore far conoscere al mondo la mia riconoscenza e la mia gratitudine per loro; li ricorderò e li amerò finchè la mia anima vivrà, cioè per sempre, e non smetterò di augurarmi che Dio misericordioso accordi la ricompensa eterna alla loro bontà. Raccomanderò alla memoria e alla gratitudine dei nostri nipoti i nomi dei buoni e generosi benefattori che si sono compiaciuti di aiutarmi nella pubblicazione di questo scritto e di quanto altro intendo tradurre traendolo da libri utili. Penso che nessuno sarebbe più contento e felice di me se fossi in grado di sostenere da solo tutte le spese.

Con il mio esempio incoraggerò gli amati giovani serbi, che la Divina Provvidenza ha ritenuto adatti a essere illuminati e istruiti dalla luce del sapere, a tradurre, a scrivere e a pubblicare nella propria lingua, a preoccuparsi delle loro madri, sorelle, mogli e figlie, traducendo per loro libri scelti tra quelli dei popoli colti, fornendo loro in tal modo un utile divertimento, abbellendo le loro nature, illuminando il loro intelletto e innalzando il loro cuore con la vera nobiltà della virtù e di una mente illuminata; che essi si adoperino e si affrettino dunque a far arrivare al proprio popolo quella felice età dell’oro nella quale le figlie e le mogli serbe possano leggere Pamela, Telemaco, i racconti di Marmontel e altre simili opere nella propria lingua volgare. A loro volta esse, in quanto educatrici e maestre dei propri figli, loro stesse iscritte, porranno la prima base della loro buona educazione, nutrendoli di saggezza e virtù insieme al latte del loro seno.

Io, per quanto mi e stato possibile conoscere gli uomini, li conosco in massima parte buoni: se sbagliano, facendo qualcosa che non devono fare o non facendo qualcos’altro che dovrebbero, sbagliano o per quella debolezza tipica della natura umana oppure per ignoranza o sconsideratezza, riflettendo e ragionando sulle cose in modo scorretto. Sono molto poche le persone che compiono il male solo per cattiveria di cuore e intenzionalmente, perché a loro il male è caro. Pertanto, poiché la mia intenzione è quella di correggere i caratteri e i costumi, lodando quelli buoni e condannando quelli cattivi, spero che la mia critica degli abusi umani non sia presa male. Non c’è nessuno che possa correggersi senza sapere in cosa e perché sbaglia; e chi mai può vantarsi di essere privo di debolezze e di non aver mai sbagliato? Non e quindi possibile vivere Nemmeno un giorno in pace, tranquillità e amore gli uni con gli altri, senza ignorare,tollerare, perdonare i reciproci errori, ma se ciascuno da parte sua si desse da fare per conoscere le proprie mancanze e correggerle, si sbaglierebbe molto meno e di conseguenza la nostra vita sociale sarebbe molto più tranquilla e allegra. Per questo prego che la mia critica dei cattivi costumi e degli abusi non sia presa come una condanna di popoli, ceti sociali e persone.

Ho ricevuto molto bene da uomini di ogni popolo e condizione sociale, e di male non mi è stato fato niente, o molto poco; da parte mia non ho nessun motivo di lamentarmi. Se lo farò non sarà davvero per me, ma a vantaggio dei miei lettori, cosi che se qualcuno riconosce qualcosa di analogo in se stesso, lo possa correggere. Mi dispiace che persone che non pensano, non giudicano e non agiscono seguendo le regole del buon senso, si oltraggino e si danneggino gli uni con gli altri. Oh, come potrebbero essere tutti felici gli uomini che sono sulla terra per volere di Dio, se non fossero loro stessi artefici della propria infelicità, perché pensano e vivono in modo sbagliato! Dio si sarebbe dovuto dispiacere di aver creato il genere umano perché viva male e infelice – ma chi, avendo del buon senso, può anche solo pensarlo? Da dove viene dunque l’infelicità? Evidentemente da parte dell’uomo. Ma l’uomo e intenzionalmente e volutamente infelice? No di certo! E’ chiaro dunque che la nostra scontentezza deriva in buona parte dall’ignoranza e dalla mancanza di comprensione.

Ci perdiamo per sentieri secondari, ma ci sembra di essere sulla vera strada principale; ma chi mai può osare dirci che stiamo sbagliando? Ci metteremmo subito a litigare. Ognuno pensa di essere sulla strada giusta e ritiene che siano gli altri a essersi persi. Chi non vede non può andare diritto, e chi non sa pensare né giudicare non è in grado di amministrare i propri affari come si deve. La stessa persona può pensare bene per una cosa e in modo sbagliato per un’altra. Per esempio il turco dice che non serve fuggire da Dio, perché non ci si può difendere né nascondere a Lui. Hai ragione, Turco! Ma ha forse ragione il turco quando dice che non serve fuggire dalla peste? No, davvero! In questo sbaglia parecchio. Da Dio non puoi difenderti, e quindi non serve nemmeno fuggire; ma da un incendio, da un’inondazione, da una peste e da molti altri mali possiamo tutelarci e, se non lo facciamo, ci comportiamo in modo assai folle. Da tutto ciò consegue che possiamo essere affezionati agli uomini e amarli, e nello stesso tempo biasimarli e criticare i loro sbagli, perché altrimenti non è possibile che essi se correggano.

Se ci sarà qualcuno che interpreterà male la mia sincera intenzione e il mio scritto disinteressato, ritenendo offensiva la mia critica delle abitudini nelle quali è cresciuto è che a lui sembrano buone, so che verrò condannato e che di me si parlerà male. Questo l’ho previsto e me l’aspetto. Chi può contentare tutti e tante persone diverse? Io cercherò soltanto di non scrivere niente contro la mia coscienza e contro le regole del buon senso. D’altra parte è vero che chi si contenta di farsi pecora e, come tale, di seguire le altre pecore, non ha bisogno né di pensare né di giudicare. Il radicamento di vecchie abitudini è simile ai radici dei grandi alberi, che hanno bisogno di tanti anni per penetrare profondamente nella terra quanti ne servono perché si secchino. Bisogna anche osare e cominciare a pensare come penseranno gli uomini fra cento anni, se non vogliamo contentarci di restare per sempre nella originaria semplicità della prima infanzia. Se gli europei non avessero osato correggere i propri pensieri e illuminare la propria mente con la cultura, sarebbero rimasti ancora oggi nella primitiva stoltezza e arretratezza e sarebbero simili ai poveri popoli africani.

(continua…)

Associazione Italia-Serbia

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*