e’ morto un uomo.

 

visionario, geniale, camaleontico, intelligente, talentuoso, androgino, con moglie somala, ma dandy.
umano nel bene e nel male.
e’ morto un uomo solo, ma la sua morte vale piu’ di migliaia di altre morti meno importanti. perche’? perche’ era il Duca Bianco?
la corsa al catturare tutte le impressioni su come David Bowie ha cambiato la vita di ognuno (vedi The Indipendent) e’ l’apoteosi dell’individualismo (d’altronde anche i Tin Machine hanno visto il fallimento ed i Nirvana a seguire) e faccialibro, in primis, ne trae i benefici (per non parlare di Google, Youtube e massoneria allegata).
mi e’ inevitabile pensare a tutte le vite che valgono niente perche’ timbrate dalla poca fortuna di non essere superuomini.
e’ quel momento regalato alle masse in cui possano piangere il proprio eroe e lui, di eroi, ne sapeva molto.
certo e’ che non si e’ risparmiato nulla delle possibilita’ regalate dalla vita, anche quello di potere scrivere il proprio epitaffio.
certo e’ che potrei elencare una miriade di episodi in cui lui e’ stato la mia colonna sonora e la mia ispirazione/aspirazione.
non e’ certo che possa riconoscermi in questa santificazione.
non e’ certo che la sua vita/morte conti per me piu’ di quella di un qualsiasi altro essere vivente (almeno ci provo!).

e’ dai numeri che sono inorridita.
quello delle migliaia di corpi che infestano il mare che ha generato i miti al quale bowie si aggiungera’…suo malgrado.
il mito di una civilta’ in decadenza che il dandysmo di David Bowie e’ riuscito a sottolineare in ogni suo aspetto e la sua androgenia ha creato un brand invincibile. ha dato e preso molto, moltissimo, ma e’ stato insuperabile nel riuscire a respirare l’aria che lo circondava, senza paura di contaminarsi e di essere sopraffatto da qualche dio avverso.
tra gli dei dell’Olimpo ci sta benissimo, quegli stessi dei che nulla piu’ possono contro la distruzione dell’essere umano che cerca di potere difendere solo il proprio di dietro, urlando all’ingiustizia quando non partecipa all’impegno che la piazza pubblica richiede e sbandierando i soli propri diritti.

se tutti i benpensanti conoscessero a fondo i testi di David Bowie (anch’io non li conosco tutti!) non si riempirebbero la bocca con il possiamo-essere-eroi-solo-per-un-giorno (se per questo c’era gia il detto meglio-un-giorno-da-leone-che-cento-da-pecora) perche’ tanti altri non sono cosi’ rassicuranti (ho paura degli Americani/ho paura del mondo…ho paura di non farcela/Dio e’ un Americano…), ma sempre confezionati con il perfetto packaging da scaffale di supermarcato.
visionario e capace di essere il contemporaneo, quello che il vento porta e che pochi ascoltano.
e’ nelle tre croci di Lazarus che voglio vedere la sua buona fede: incapucciati con occhi posticci aspettiamo la nostra crociffisione ed intorno, danzano solo giovani donne.
ruffiano fino in fondo o illuminato?

lo ringrazio perche’ con la sua morte mi ha fatto crollare la sua mistificazione senza nulla togliere alla sua arte.

 

pubblicato su facebook il 12 gennaio 2016.

 

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(elisa)Betta Porro

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