il femminile emancipato degli uomini triestini.

e’ la scontrosa grazia.
e’ il fastidio per la morale religiosa di turno.
e’ il ‘no se pol’ ad un fare imposto da logiche che non appartengono.
e’ la nostalgia alla vita che non e’ più’ ora, ma e’ ancora.
e’ l’incanto in un luogo che e’ sufficiente per esistere.
e’ il lamento del figlio verso la madre che lo ha abbandonato.
e’ il retaggio di una madre austera che non c’e’ più’.
e’ nella sospensione del giudizio.
e’ nell’insofferenza del ‘volentieri’ perbene.
e’ nel bagnare di sudore la terra.
e’ la fatica di plasmare bellezza.

senza respiro sono rimasta nel vedere piccoli quadri quadrati, cornici nere, foto di sfondo e mini sculture sul proscenio di Renzo Possenelli.
e’ il femminile delle sue miniature, non solo la tosse incombente, che si e’ messa di mezzo a non farmi resirare.
mi sarei aspettata grandi sculture maschili ed invece un femminile come non avrei mai potuto pensare che potesse essere esibito e presente in un uomo.
sarà’, certamente, il frutto delle mie masturbazioni che ricercano i segni, ma i miei pensieri trovano lo spazio per esistere e confrontarsi…e che confronto!
il doppio piano del creato e del catturato ricalcano ciò’ che e’ il confrontarsi di chi lavora e crea con le mani contro chi scatta qualche foto e la vende come arte.
una piccola donna di schiena, con la spalla destra alzata, disegna la sua vecchiaia guardando il corridoio sconfinato, pieno di porte, che ha davanti a se’.
colombi su di un filo teso che osservano distanti una scena della città’.
una panchina vuota in un parco ed una sfera di fianco.
”La sfera?” e lui risponde ”L’infanzia”.
certo la colonna ostentata e’ assolutamente voluta a rimarcare il maschile.
chi ha nulla da dire su ciò’.
nemmeno ci penso.

scusate e’ la febbre e mi ha preso la scrittura convulsiva.

 

postato su fecebook il 18 gennaio 2015.

(elisa)Betta Porro

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