IL NOSTRO “GIORNO MIGLIORE”

 

la giornata triestina - nikola savicAlla sola lettura, il programma, sembra frenetico: è tutto pieno pieno, la distanza tra un momento e l’altro ridotta al minimo. Sembra quasi eccessivo. Sembra. Ma poi vedo finalmente da vicino quel “ragazzone” con tantissimi capelli ricci legati all’indietro, come un antico samurai o un lottatore di sumo: danno forza a me, che lo accolgo e sicuramente la trasmetteranno anche a tutti coloro che incontreranno il suo sguardo e il suo sorriso. Non sarà una corsa, non sarà la bandiera a scacchi a sancire l’inizio della kermesse. Sarà un abbraccio forte e fraterno, come due amici che si rivedono dopo tanto tempo.

la giornata triestina - nikola savic2

Questi pensieri sono nella mia mente, mentre attendo che Nikola Savic entri nella macchina per recarci al primo momento di questo appuntamento che le nostre Associazioni (Associazione Culturale Italia-Serbia e L’Associazione di Volontariato Italia-Serbia a Trieste) hanno coordinato, assieme a tante persone che credono che l’arte sia l’unico modo di uscire da un baratro dove ci hanno buttati e che noi non accettiamo.

nikola savic a radio fragola

Il tempo è strano come l’atmosfera è strana, come se fosse intrisa di “déjà vu” e di “à voir”, volti già visti, volti da vedere, parole da dire, parole già dette, situazioni già create, situazioni da creare, nomi già pronunciati e ancora da pronunciare.

nikola savic a radio fragola

Il cielo, promette e non promette, ma l’aria è tiepida: la primavera è pronta a far sbocciare novità.

La prima tappa è un luogo, insolito, che necessita di molte spiegazioni. Marco Svara ci aspetta all’entrata, di un cancello che non fa più orrore e il suo sbracciarsi riempie la voglia di conoscersi che traspare da un lampeggiare di fari.

Il carrozzone comincia a riempirsi e si inerpica sui tornanti di un verdeggiante parco, con tante costruzioni rimesse a nuovo, alberi magnifici, uccellini, fiori; un paese fatato sembra, che nascondeva l’anticamera dell’inferno, se non l’inferno stesso, fino a (meno male!) parecchi anni fa.

Nikola resta strabiliato nel sapere che ci troviamo nel parco dell’ex Ospedale Psichiatrico, dove ora di psichiatrico non c’è più nulla per fortuna. Rapide spiegazioni, rapidi racconti, il nome di Basaglia e della legge 180 che riecheggiano mentre la sinusoide dei tornanti sembra disturbarci. Adesso si fa fatica a pensare a ciò che era, sembra di rivedere quelle figure misteriose e sperdute, piene di loro mondi e lontane da quello che non li comprendeva. Si continua a salire. Una volta quella salita era esattamente corrispondente alla discesa agli inferi…più si andava in alto…più la situazione era disperata.

Il Padiglione M, tristemente noto per essere troppo vicino all’uscita superiore, adesso è ordinato e pacifico, siepi, costruzioni ben dipinte, giardini, si domina dall’alto la città.

Radio Fragola, un ambiente bianchissimo, brulicante di persone, di colori, di fragole con le cuffie da DJ. Ci aspettano, ci accolgono con simpatia e amicizia. Anche Betta Porro e lì e ci attende.

Una piccola sala di regia, una piccola sala di trasmissione, l’intervistatrice, il regista, Nikola sembra a suo agio, mentre cerca di contenere la sua criniera con la cuffia…e parla…e sorride al di là del vetro. Gli piace raccontare e raccontarsi, ha dentro di se’ quell’entusiasmo che piace e coinvolge.

La mezz’ora, forse anche qualcosa in più, intervallata da qualche canzone, termina in un lampo. Dobbiamo scappare…ma c’è il tempo di dare un’occhiata al laboratorio di taglio e cucito, dove alcune persone stanno creando oggetti di moda con tutti i tessuti possibili riciclati. Una vera meraviglia di creatività e di operosità.

nikola savic a lister sartoria sociale

Lister Sartoria Sociale, una cooperativa sociale, dove vecchi vestiti, vecchi jeans, vecchie cravatte, scarti di lana e tutti quegli ombrelli abbandonati nei cestini o nei bidoni della spazzatura, distrutti dalla bora, ritrovano la vita. Portaocchiali e trousse, copri cuscini, borse della spesa. Berrettini, scaldamuscoli e scalda collo, ottenuti dal riciclo di capi di maglieria dopo pazienti lavorazioni. Il regno del colore e dell’arte, dove Nikola viene riconosciuto e salutato con grande amore.

Un salto in macchina: Il prossimo appuntamento è vicino al mare, l’occasione per scrutare il cielo turbolento e tempestoso e salutare le Rive, la Piazza dell’Unità, il Grand Hotel Excelsior che Nikola auspica sia la sede della prossima presentazione. Con non-chalance si carica sulla spalla una cassa di suoi libri, mentre un signore Slovacco ci chiede indicazioni per andare a Koper. Entra in gioco l’inglese, con qualche parola di serbo, anzi, di lingue dell’Est che hanno una radice comune.

Corriamo verso Cavana, entriamo sotto un arco che mi suona familiare: “l’ex palestra di squash” e immediatamente mi tuffo negli anni dell’università, quegli anni ’80 in cui giocare a squash era tanto di moda. Era ovvio che questa sensazione mi portasse indietro nel tempo. Mi sono trovata in mezzo ad una meravigliosa gioventù, preparata, forte, aggressiva verso tutto, totale. Quella voglia di fare, di ricercare, di costruire che solo la giovinezza porta con la sua freschezza.

 

Federica Niero e Impact Hub ci aspettano. Il posto è semplicemente bellissimo. Un enorme bancone che nasconde accuratamente dei fornelli e delle stoviglie, un soffitto ad archi in pietra, una serie di tavoli, di angoli, di “anfratti” (perché no?) con decorazioni originali e accattivanti. Una finestra che si affaccia su un pavimento romano che ti blocca il respiro. I giovani all’interno sono un bel po’ e sono concentrati sulla loro attività.

Federica e le sue compagne ci illustrano per bene come funziona e come lavorano. E’ un piacere ascoltarla perché lei e gli altri ci credono fermamente. Lo spazio è accogliente come la sua voce e la sua gestualità. La guardiamo incantata e a me dispiace profondamente di non vivere questa età con la loro età.

Terminata la visita, preparano un tè, ci sediamo tutti intorno al bancone con una tazza e una scelta di bustine; ci sono riviste, tazze, manifestini dell’evento, il libro “Vita Migliore” di Nikola. L’autore comincia a parlare e ad affabulare, raccontando cose “per giovani”. Ci parla della sua esperienza alla RAI, di come si è svolto Masterpiece, di come ha approcciato la selezione. C’è silenzio, un silenzio pieno di rispetto, di attesa, di curiosità. Descrive i luoghi del racconto, cerca di allontanare il sospetto che il suo sia totalmente autobiografico. Descrive le copertine del libro, quella italiana e quella serba.

Io mi sento privilegiata perché ho letto il suo scritto, conosco la terra che lui descrive, conosco la storia che gira intorno ai momenti illustrati…stavolta sono in vantaggio sui giovani. Ogni tanto anche intervengo, proprio perché mi sento di sapere qualcosa in più. Non so se faccio bene ma sento che forse il mio parere può dare più forza alla discussione.

Il tempo fuori è assurdamente perturbato, piove a dirotto come se gettassero secchiate d’acqua dall’ultimo piano. Noi impavidi, con lo scatolone di libri ci dirigiamo verso piazza della Borsa.

Galleria Tergesteo, il salotto buono col nuovo maquillage. La libreria Ubik è sull’angolo, tutta vetri e con la locandina dell’evento e il libro di Nikola in vetrina. Qui fuori ci sono tutti, il gruppo si è compattato. Presento Nikola alla Presidente Daria Viviani, a suo marito Carlo, a Francesco Zardini, a Sara Sossi, a Francesca Borgna.

nikola savic libreria ubik triesteAl terzo piano ci aspetta un divano rosso e una serie di sedie di fronte, già occupate da persone che attendono sorridenti. Ci accomodiamo assieme sul divano rosso, lo presento. Leggo negli occhi delle astanti il desiderio di sentire la sua voce, capisco che davanti a me ci sono anche persone che hanno vissuto quel periodo e che sono molto più vicine di me a quella storia. Ho indossato una collana con tre rose con i colori della bandiera serba. Queste persone apprezzano il gesto e me lo fanno capire. Mi sento contenta fino nel profondo dell’anima. Mi sento compresa.

nikola savic libreria ubik triesteNikola legge, racconta, spiega, illustra, descrive, gesticola. Sembra sempre a suo agio, in tutte le circostanze, con tutti i tipi di pubblico. Nulla lo infastidisce, risponde anche alle interruzioni (a volte un po’ eccessive) di qualche presente con eleganza e cortesia.

nikola savic libreria ubik triesteNon si scompone nemmeno quando il libraio ospitante ci prega di continuare in un’altra sala…continua a raccontare, a leggere, a ricordare, a rileggere un passo davvero autobiografico parlando di un famoso scrittore della sua terra natale, da lui incontrato da bambino: Branko Copic, morto suicida proprio un 26 marzo. Scoprire questa coincidenza ci ha lasciato basiti. Nulla accade per caso. Il 26 marzo 2015 Nikola doveva essere con noi. Dovevamo ricordare Copic insieme.

Foto di rito, applausi, domande, firme e dediche lunghe, personalizzate. Nikola ha incontrato il suo pubblico. Nikola ha abbracciato il suo pubblico. A Trieste.

Anche questo appuntamento ha fine. Il cielo è triste, continua a singhiozzare pioggia, incessantemente.

E’ il momento di Soul Food…il cibo per l’anima (e anche per il corpo) si coniuga con l’incontro fra Nikola e Pino Roveredo: si erano incontrati sul set di Masterpiece e si erano piaciuti. Il locale è molto accogliente, pieno di atmosfera. I bicchieri scintillanti di vino, le pareti di mattoni e i tavoli con vecchi vinili. Divanetti avvolgenti con lo spazio giusto. Si può colloquiare bene. SI può ascoltare bene.

nikola savic a soul food

Pino accoglie Nikola abbracciandolo con parole fraterne, Nikola illumina il suo volto con l’arancio intenso e trasparente di uno Spritz.

Anche Laura Famulari, Assessore all’Integrazione del Comune di Trieste, è con noi. L’atmosfera è davvero rilassata, e piacevole e piena di attese. Gli occhi sono attenti e le labbra sorridenti. Non si fa fatica a stare in silenzio. Come sempre Nikola ci affascina.

nikola savic a soul food

Non si è mai ripetuto, ha sempre usato un tono presente e mai annoiato o meccanico e tutti lo comprendono.

La pioggia sembra essersi placata. Tutti lo ringraziamo, tutti ci ringraziamo. Tutti siamo pronti a far altro, a collaborare, a ritrovarci, a proseguire.

L’intensa giornata si conclude da Spiller. Menù serbo e musica balcanica dal vivo. Gusti e note che uniscono ancora una volta. Nikola è stanco e saluta e ringrazia. Trieste gli ha regalato un momento speciale.

Saluti, abbracci, promesse. Poi…via, verso la piazza della stazione, dove tutto era cominciato alcune ore prima, un ultimo abbraccio e ancora promesse. Non è possibile non mantenerle. Il legame ormai è stabilito e il sottile filo rosso non può che ispessirsi.

nikola savic e associazione italia-serbiaNikola Savic incarna un po’ tutto ciò che noi desideriamo presentare, quel mix di culture e integrazione che a noi interessa e piace. Il rispetto, il ricordo, la presenza, l’amicizia, la storia, l’orrore, la cultura, i colori, i silenzi. In una parola l’Arte. L’Arte con la “A” maiuscola, l’Arte fatta di uomini e di storie, di rispetto per il passato; di rispetto per il presente; di rispetto per il futuro. Per il futuro sopra tutto. Sapere per andare avanti, conoscere per crescere, capire per non ripetere. Non possiamo più permetterci di andare indietro. Abbiamo abbastanza chiavi di lettura per “non tornare indietro”. Soprattutto però abbiamo la chiave dell’Arte piena di Passione e di Amore. Noi sappiamo che è l’unica chiave per il futuro

 

 

 

 

Rosa Zammitto Schiller

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*