il toupet a coda di cavallo.

ho passato il sabato pomeriggio alla ricerca di cimeli per agghindarmi per la festa anni ’70.
non e’ stato un problema l’abito, anche se ne ho dovuti scartare parecchi per la mancanza di accessori. le scarpe, ahime’, le ho tutte defenestrate in un momento in cui non tolleravo neppure la vista di zeppe e zoccoli.
cerca che ti ricerca ho poi optato per dei sobri stivali marroni di pelle: sarebbero stati in tinta ed i pantaloni li avrebbero, sufficientemente, coperti.
i pantaloni a zampa estrema, quasi pigiamo palazzo da anni ’60, ma le punte del collo della camicia erano incontrovertibili.
il completo marrone laminato oro mi riportava ad alcune mise di Patty Pravo ed il pensiero e’ corso subito ad un toupet a coda di cavallo. sarei riuscita ad ovviare anche ai capelli brizzolati tagliati.
in una delle scatole per i capelli posticci mi e’ apparso, avvolto in una retina che si usava per tenere a posto le acconciature, ritrovo il toupet biondo a coda di cavallo di mia zia. mia mamma ed io le avevamo inviato le nostre trecce affinche lei si potesse far fare un toupet; i suoi capelli erano meno belli dei nostri che scendevano giu’ in boccoli biondi oltre le spalle, fino alla schiena.
i boccoli! quanta dedizione a curarli ed a metterli in piega. ore ed ore davanti allo specchio. le stesse ore che mi sono ritrovata a stare davanti allo specchio,sabato pomeriggio, a vestirmi e pettinarmi, insofferente (ormai dedico, felicemente, qualche minuto al giorno,davanti allo specchio, per mettermi la crema; tutto il resto va a posto da solo).
evidentemente, pero’, tutte le ore trascorse per vestirmi per andare alle feste mi sono servite perche’ il risultato aveva un suo stile.
grandi orecchini d’oro a cerchio e catene dorate tipo Chanel (non dell’epoca, perche’ allora indossavo, prevalentemente, l’argento e le mille collane di corallini fatte da me!).
il soprabito maxi marrone in tipo camoscio (non ricordo il nome del tessuto!) hanno dato quel tocco di autenticita’ in piu’ se ce ne fosse stato bisogno.
ero pronta, ma, quasi esausta, a quel punto non avevo piu’ voglia di uscire.
quanto tempo sprecato per cosa?
per stare insieme agli amici.

mi sono fatta coraggio e sono andata a prendere un presente per Silvia, la padrona di casa, perche’ era da un po’ che volevo regalarle uno dei gioielli di RobertadeJorio. trovarsi nel salotto veneziano di trieste e’ sempre piacevole, soprattutto, anche quando fra gli ospiti che ti circondano c’e’ la moltitudine di cagnette che popolano la casa.
il toupet continuava a dondolare, ma io non mi rassegnavo ad avere ancora i boccoli sulle spalle.

non mi sentivo e non mi vedevo io, nonostante gli apprezzamenti: non appartenevo piu’ a quel passato e, per fortuna, ero cambiata.
ho i capelli corti e non devo piu’ stare ore davanti allo specchio per vestirmi e pettinarmi.
eppure quei vestiti ed il toupet a coda di cavallo, quando Nunzio ha incominciato ad intonare alcune canzoni degli anni ’70, hanno ritrovato un suo perche’.
i ricordi diventavano presente condiviso nella voglia di stare insieme a cantare.
e’ strano come se devo ricordarmi di un pezzo anni ’70 da cantare mi vengono in mente i pezzi italiani, di quando allora, come sabato sera, ci si ritrovava intorno ad una chitarra. il pop-rock, invece, si ballava come poi la disco.
…e discoteca fu.
il toupet biondo a coda di cavallo aveva un motivo di esserci quando il salotto e’ diventato una sala da ballo, mentre la squisita ospitalita’ dei padroni di casa, la dotava di luce strobo, accendendo e spegnendo, manualmente, la luce da tavolo.
rifare i movimenti che accompagnavano quelli della chioma e riprendere cio’ che il corpo non aveva mai dimenticato e sentiva proprio, anche se passato, nonostante la cervicale impietosa, riportava ai segni della liberta’ sinuosa di una gioventu’ che non voleva sottomettersi alle regole dei padri.
dov’e’ finita quella liberta’? dove sono finiti quei giovani?

l’augurio di Fabio alle donne, tutte ormai nordiche, e’ risuonato nel suo maschile dirompente e galante, nonostante una certa ritrosia delle beneficiarie e la stizza nell’averlo azzittito. non era affatto da anni ’70 che ne amplificavano lo stridere.
la giornata internazionale della donna era appannaggio dell’impegno, non del mercato.
nelle ninne nanne porposte ai pochi superstiti c’era tutto l’amore del femminile al maschile e viceversa.
nel mio gocare con i capelli di Maria, c’era il mio accarezzare le donne.

 

postato su fb il 10 marzo 2015.

 

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photo by Andrea Pandolfo.

(elisa)Betta Porro

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