in ritardo con il tempo

…ma puntuale con la vita.

sono ancora in tempo perche’ la processione che e’ appena all’inizio del molo.
il cadenzare del ritmo suonato dalla banda mi arriva ai piedi mischiandosi con l’inutile rumore delle macchine. chissa’ se riusciro’ a vedere qualcosa.
impasto di canti sacri e corpi rituali scorrono sulla lingua di pietre che penetra il mare. vengo immersa nel rito della citta’ che si schiera sul bagnasciuga.
tanti sono sopraggiunti per la cerimonia della benedizione del mare, nel giorno dell’epifania e non solo la comunita’ greco-ortodossa si riunisce per festeggiarla.
e’ momento di comunione: Trieste ed il suo mare.
cerco un posto per potere assistere al recupero della croce che verra’ buttata in mare, ma il litorale e’ gia’ tutto occupato.
una bambina greca si accuccia e cerca anche lei di vedere qualcosa tra le gambe della gente. non e’ molto contenta perche’ non riesce a soddisfare la sua curiosita’.
i grandi non si curano di lei.
guardo i visi delle persone intorno e mi sembra di essere in una citta’ straniera. famiglie, bambini e soprattutto vecchi a non volere sfatare l’eta’ avanzata dei triestini, per lo piu’ tutti vestiti a festa, protesi verso il punto dove il baldo giovane si tuffera’.
”Non fa molto freddo, sara’ un piacere!” commenta un signore con accento del sud.
i sommozzatori aspettano minacciosi, forse pronti a recuperare qualche altro tuffatore involontario tanto ci si sporge per vedere qualcosa.
vedo il giovane che alza la croce mentre si leva il Kirie eleison.
comunione fatta, si rompono le righe, il vocio della gente si alza irrispettoso del rito che continua.
il gesto e’ stato compiuto e tutto il resto e’ cerimonia.
il ragazzo avvolto in un drappo come un deo greco con l’accappatoio sulle spalle, si allontana.
il diacono della chiesa di san Nicolo’ elargisce benedizioni ed inchino la testa.
pavoneggiandosi nella sua bardatura con il copricapo con il velo lungo nero si porta dietro la banda vicino a chi porta una corona di fiori bianchi e rossi e risale il molo.
costeggio il corteo che porta con se’ il mare e lo vedo tagliare le strade della citta.
non e’ un mare di acqua, ma un mare di uomini che si disperdono in rivoli.
alcuni rientrano in chiesa dove berranno acqua e mangeranno pane.
visi che si assomigliano delimitano la comunita’ antica e la loro lingua emerge, anche se solo per qualche ora, dalla superficie della citta’ che si riconosce il loro.

anch’io mi porto via il mare.

 

postato su facebook il 6 gennaio 2015.

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(elisa)Betta Porro