infierire

fiera!
sarebbe troppo facile farlo con le dita molli, le stonature, il non andare a tempo o le sbavature dell’archetto sulle corde, ma posso prendermela solo con me stessa e la mia stizza.
la stizza di non essere rimasta a vedere la performance di AkaB per potere incontrare le persone a cui riferisco il mio affetto.
mi resta oscuro come la grande-dame del clavicembalo, quella che riesce ad imprigionare le note sulle sue dita regalandole per far vibrare ogni cellula del sentire, si accompagni con un damerino che potrebbe, forse, girare i fogli dello spartito mentre lei suona.
non ha nessuna importanza che io possa o riesca a capire, quello con cui devo fare i conti e’ la mia stizza.
la stizza di non entrare nel racconto, mentre quello in cui avrei potuto fare la virgola si svolgeva da un’altra parte.
mi sono persa la strafottenza signorile dell’illustratore milanese-pugliese che, per presentare il suo ‘Plume’, avrebbe allietato con la sua piuma in diretta.
devo farmi bastare il suo viso segnato sulla mia copia del libro che ho dovuto sventolare alquanto per fare asciugare la china.
e’ riuscito a farsi sventolare un bel po’, il signorino!
…ma quanto racconto!
dall’apocalisse, al pesce rosso che muore nell’acqua putrida, dalla profondita’, al pozzo nero, dall’eternita’ per finire un libro, al non riuscire a giudicare una propria opera, per entrare a dipanarsi poi nel virtuale, dove mille storie vengono raccontate, non nei libri, ma con i segni che si moltiplicano.
…e che segno e’ il suo!
ferite impudenti sul foglio, nessuna titubanza, ne’ balbettio.
piuttosto silenzio.
silenzio in cui si sospende la linea, per ritrovarsi o finire.
un pensiero di tenerezza all’imborghesimento, ma resta la militanza del segno profondo per squarciare il bene ed il male.

quanto imborghesimento stantio tra le file dei teatri, invece, con tutti seduti come dei bravi soldatini a sostenere l’inevitabile pregiudizio del catartico.
poi succede che, a volte, in una saletta piu’ piccola, dove c’e’ solo una pedana, c’e un piccolo spiraglio. anche se la recitazione un po’ troppo canonizzata, nonostante jeans, ma capace, riesce a far passare un racconto con un buon testo.
gia’, due sere di fila a teatro per il solito affetto!
ieri, pero’, la scrittura e’ riuscita a sostenere la cerimonia che celebrava la durezza, senza palcoscenico, in una prova d’attrice.
anche se un bel po’ in ritardo alla formula del teatro off, il prodotto borghese e’ riuscito a convincere nonostante svariate sbavature.
forse perche’ il racconto molto simile a quelli fatti da mia nonna sul come cercare di riuscire ad abortire o della camicia da notte con il buco davanti, ma quella di La Maria Farrar – On/Off teatro al “Ridottino”, e’ la storia che accomuna molte piu’ donne ed uomini di quello che si possa pensare.
tra il bene ed il male. senza ipocrisia.

se, invece, deve essere prodotto borghese da palcoscenico deve essere ineccepibile.
oltre al teatro off, ritardo per ritardo, sarebbe meglio rispolverare il teatro da camera!

”Io speriamo che me la cavo.” e’ la risposta ai come-stai, che dovrei mettere come suoneria al cellulare.
”Prima dicevo che ‘me-zerco’, ma a forza di cercarmi ho perso un bel po’ di pezzi e non li trovo piu’!” e’ quello che nel sorridere dico alle due ‘mule’, sorelle, non proprio piu’ tanto giovani, splendidamente borghesi nel non avere neanche un ciuffo di capelli fuori posto, che il solo vederle mi regala conforto per quanto corrispondenti alla bellezza delle donne triestine… agèe.
belle come bambole di ceramica, sorridenti come adolescenti, compute come le pupille della buona alta borghesia, acute come le cattive ragazze che sanno fare le brave.
leggermente rattristata una nel mentre dicevo loro che sarei andata via, subito pronta l’altra:
”Te va veder se te rivi trovarte?”

ragazze mie, non e’ solo che a forza di cercarmi, non solo non mi trovo e perdo i pezzi per strada, non riesco piu’ neanche a sopportare la mia voce mentre parlo!
altrocche’ infierire, posso solo rintanarmi e pensare alle sventagliate perse, mettendo in croce due parole per esorcizzare l’amata solitudine!

#incompagniadeivisidellaffetto

 

postato su facebook il 22 aprile 2017

(elisa)Betta Porro