la finestra sul cortile.

 

oh, mammammia, una citazione!
forse perche’ a quei tempi, o giu’ di li’, risale la mia frequentazione delle sale cinematografiche, prima che mi prendesse l’allergia al prodotto hollywoodiano ed alle file ordinate di sedie per soldatini-spettatori e l’arroganza di chi pretende di salire sul…piedistallo.

e’ la modificazione comportamentale che mi incuriosisce.
questa vita e le relazioni parallele che faccialibro innesca.
le estreme possibilita’ dell’informazione /disinformazione.
c’era un detto che girava alcune decine di anni orsono: il mondo si divide in chi se la prende nel di dietro ed in chi la mette.
con tutto lo squirting propagato come emancipazione sessuale delle donne e’ andato fuori moda.
oggi, la divisione potrebbe essere tra faccialibristi e faccialibrai, cioe’ tra chi traccia segni sul diario virtuale e chi si barcamena nella giungla dei significati senza capire una mazza. per questi secondi l’algoritmo e’ secondario, mentre per i primi i quanti modificano in continuazione le prospettive.
considerazioni estemporanee per non abituarmi all’orrore.

non ho postato e non sono neppure riuscita a guardare il video condiviso del bambino siriano cheraccontava che non aveva mangiato da sette giorni per una specie di pudore e di rispetto al suo ritratto. certo non un selfie con cui potere esibire la propria faccia che, poi, e’ sempre la stessa mentre asseconda la piacioneria. la ricerca del se’ e’ molto piu’ tribolata del semplice click.
eppure nelle finestre che si accendono sul cortile dei link virtuali c’e’ sempre il fascino hitchcockiano del gallo dalle piume piu’ colorate e dal canto piu’ bello o piu’ crudele.
da questo ad una coscienza collettiva c’e’ l’abisso di mondi, pianeti e costellazioni diverse, ma la pretesa tutta occidentale di potere capire e’ sovrastante. neppure fosse via Lattea da potere offrire per sfamare il bambino siriano.

intanto nella provincia avvengono i delitti piu’ nefasti del perbenismo borghese con le messe cantate da chi possiede solo la capacita’ di ripetere a pappagallo la logica imparata seguendo un corso in cassette distribuite da qualche periodico per diventare curatori d’arte.
basta vedere il modello di occhiali per inserirli nei matusalemme.
per fortuna i significati degli artisti di razza emergono comunque anche dopo lo scempio di letture scontate.
quando il titolo e’ DEEP l’unica relazione che mi salva e quella con PURPLE.

le dinamiche di relazione si asservono alla meccanica quantistica dell’oggetto che non e’ mai cio’ che ci appare se non inserito nell’attimo in cui lo percepiamo e, a meno di mettersi gli occhiali del cieco di Star Treck, per essere sempre sul divenire che agli altri aggrada di mostrarci su faccialibro (sempre tenendo ben presente la differenza tra faccialibristi e faccialibrai!) tutto cio’ che vediamo esiste perche’ e quando lo guardiamo.
forse e’ il guardare collettivo che manca.
bisognerebbe rinunciare alla rendita di privilegio dell’ego per entrare in logiche sociali condivise, quelle che sono, semplicemente, diritti civili umani.

chi e’ l’assassino?
e’ la pretesa di potere e sapere comunicare.
e’ il conformismo nelle relazioni.
e’ il paternalismo sotteso nella pur mirabile operazione di presentare le ‘single-mothers’ di KABIRIA, slum di Nairobi.
e’ sempre nel fardello dell’uomo bianco.
e’ l’arte asservita al padrone di turno e castrata da un titolo pretestuoso come DEEP, senza’ piu’ il fondo del mare e del cielo.
e’ la rincorsa al successo e non al succedere.
e’ chi si ritrova come reduce di un gruppo che non viene neppure nominato.
e’ la scienza che usa le cavie umane nel mondo degli invisibili come le ‘single-mothers’ di KABIRIA.
e’ l’inurbanesimo che crea ghetti.
e’ questo mio scrivere per accendere la finestra sul cortile.

forse e’ Grace Kelly che, insieme a Barbie, ci ha riempito la testa, a noi ragazze degli anni ’70, di principesse e storie dell’e-vissero-felici-contenti.

dove c’e’ un bambino al mondo che non mangia da 7 giorni perche’ un chilo di riso costa 250 dollari in Sirya, dove viene vietato il portare aiuti ai rifugiati nella civile Francia, dove una persona ogni venti minuti viene uccisa in Messico, dove non si puo’ girare con la motosega per apportare le dovute castrazioni a molestatori, stupratori e pornografi, qualcosa nella comunicazione dell’essere umano non funziona.
anzi, credo, che la comunicazione sia la vera bestemmia!

 

pubblicato su facebook l’8 gennaio 2016.

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(elisa)Betta Porro

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