la forma.

e’ sostanza.
ho sempre pensato che piazza Vittorio Veneto, quella di fronte alla posta centrale, sia perfetta per il tai-chi.
chissa’ se sfratteranno anche l’unico cinese che lo fa?
hanno eliminato gli skater per la miopia di non avere creato strutture adatte e preferiscono che i ragazzi si ubriachino e droghino pur di integrare le loro necessita’ nel tessuto urbano.
la piazza di cui parlo e’ perfetta per la China Town che non riesce a decollare (Trieste riesce anche ad arginare il pericolo giallo!)

e’ gia’ un paio di volte che incontro il cinese solitario che si allena e che vorrei imitare, ma, ahime’, il mio tai-chi e’ da vera schiappa e non credo sarebbe ben vista una mia intrusione. soprattutto non sarebbe gradita dalle signore, sempre cinesi, che si siedono sulle panchine pensili di colore marrone-rosso bruciato, che si intrattengono circondate da passeggini e marmocchi.
due adolescenti giocano a calcio: il cordone ombellicale con la terra di origine dei genitori e’, inevitabilmente, tagliato.
giocare a pallone e’, decisamente, piu’ liberatorio dello spasimo giovanile e regala la possibilita’ di sognare e diventare campioni. nell’arte marziale il confronto e’ con il se’, dove non si diventa campioni, ma pazienti nell’ascoltarsi e trovare il difficile equilibrio tra mente e corpo.
correre dietro ad una palla, con tutto il talento e la tecnica che si puo’ esercitare non sara’ mai uguale al rendere il corpo potente e leggero solo per controllare il respiro.
mi piacerebbe vederne molti di piu’ di cinesi fare il tai-chi in piazza.
e’ nell’ipotizzare un nemico irreale che sta la disciplina della difendersi e di contrattaccare. non e’ mai educare aggressivita’ e competizione, sebbene possa diventare spettacolo sportivo.
e’ nella disciplina del microcosmo che si vincono le battaglie nel macrocosmo ed i cinesi ormai sono colonizzatori.
sara’ per il tai-chi?

intanto tra cinesi ed indiani lo spazio pubblico della piazza acquista il valore sociale al quale dovrebbe essere deputata: le meringhe sono solo contorno al perbenismo borghese dei vari architetti di turno che ci mettono le mani.
resta il fatto che reputo piazza Vittorio Veneto una delle piazze rifatte migliori.
sara’ che il Boris Podrecca di piazze (ben poco di altro!) ci capisce assai, forse per quelle radici nella Yugo, ma il disegno regge anche nel tempo (cosa che non si puo’ dire di nessun altro rifacimento recente il cui culmine di banalita’ sta nella fontana centrale di piazza Grande o nell’obelisco di piazza Goldoni).
il (di)segno non e’ spettacolarizzazione.
la forma non e’ la crosta delle meringhe.
il potere di turno continua a regalare brioches.

via Mazzini, oggi, era completamente vuota: niente gente, niente autobus e niente taxi!
aver fatto abortire la pedonalizzazione, ogni volta che ci passo, mi fa venire la voglia di buttarmi sotto un autobus: peccato che oggi non c’erano neanche quelli!
autobus a Trieste? ma dove?
per quei due o tre che passano ogni venti minuti…
ci vorrebbe la metroppolitana!

forma-azione carente.
eppure il sole24ore, non piu’ tardi di qualche giorno fa, ha dato ancora lo IUAV come una delle migliori universita’ italiane!
che l’architettura sia in estinzione?
e’ molto probabile.
che il pensare sia in estinzione?
qualche lampo esiste ancora.
liberta’ nella disciplina proporrebbe il cinese.

e’ che il vero vuoto di forma sta proprio nella liberta’.

 

scritto su facebook il 3 agosto 2015.

 

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(elisa)Betta Porro

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