l’après-midi d’un faune.

entrare nella ritualita’ della musica.
tutti gli dei facevano a gara per impossessarsi di Salvatore Panu, ma lui ha preferito il fauno nell’offrire il suo rito.
il suo corpo parlava per lui e i musicisti rispondevano ad ogni suo cenno. li cercava e li sentiva come catalizzatore di umano, restituendo con la musica ogni possibilita’.
sono venuti anche dalla Francia per seguire il laboratorio che si e’ tenuto a Trieste, insieme a ragazzi di Bologna che si sono mischiati in un turbine vorticoso con gli autoctoni. nel tardo pomeriggio si sono offerti al pubblico.
fortunati noi che abbiamo potuto assistere alla meraviglia della creazione di un concerto finale, dopo appena solo due giorni di studio.
bisogna avere delle capacita’ di lettura della preparazione altrui, quando cosi’ eterogenea, poco comuni, quasi trascendentali.
‘Tore trascende l’umano e trasforma la terra nel cielo.
passaggi ineguagliabili nell’improvvisazione di bombino e sax soprano, anche loro sorpresi per cio’ che riuscivano a suonare. i sassofoni e la tromba si rincorrevano con guizzi di scuola servita all’insieme. sax e chitarra elettrica hanno offerto divertimento e un pizzico di virtuosismo. le onde passavano implacabili tra i gruppi di suonatori e voci: chitarre, sax, flauti, fisarmonica ed armonica, cimbali e percussioni, sassofoni e tromba ondeggiavano, si richiamavano, rispondevano e raccontavano.
il maestro comandava anche con i passi marcati ed allungati per farli correre a ritmo dietro le note che dovevano imprigionare, legare e regalare: i musicanti erano il drappo di stoffa con cui il fauno ha fatto all’amore.

non potevo credere a cio’ che stavo ascoltando. rimandi infiniti, ma con l’originalita’ di chi calpesta un terreno per la prima volta, la solidita’ e l’attenzione nel condurre e prendere per mano per non far franare.
e’ la terra calpestata, coltivata ed onorata che si racconta nella tradizione popolare italiana. quando anche i Francesi la riconoscono, non e’ piu’ l’immagine da cartolina ed il suo valore esplode nella condivisione umana.
e’ stata la prima volta in cui ho sentito diventare rituale la musica stessa.
l’origine di cio’ e’ la Sardegna ed i nuraghi testimoniano la civilta’ di Iside.
se sono costretta a subire tanta bellezza e’ tutta colpa della mia famiglia acquisita!

un altro pomeriggio, invece, l’ho trascorso con un guerriero, campione di thai-boxing, scrittore, Nikola Savic.
anche lui parla di terra, della periferia di Belgrado, dove e’ nato e della provincia veneziana, basso veneto, dove vive.
la sua generosita’ l’ha portato a Trieste per sponsorizzare la presentazione dellAssociazione Italia-Serbia alla citta’.
un lungo pomeriggio da Radio Fragola, a Impact Hub Trieste, alla libreria Ubik, a Soulfood, per finire in birreria. sarebbero potute essere noiose le presentazioni del suo libro se Nikola non fosse stato capace di adattare la storia del libro e della sua vita ai target degli interlocutori presenti. la sua capacita’ nel raccontare storie e nel relazionarsi con semplicita’ ed immediatezza hanno infoltito lo stuolo di fans che la televisione gli ha regalato avendo vinto il talent Masterpiece.
da Serbo ha scritto e pubblicato un romanzo in italiano. a Trieste cio’ non e’ molto strano, ma lo e’ se ci si allontana dal confine che era quello con la Yugoslavia.
Trieste era il grande centro commerciale dell’est.
a Mira si e’ trasferito a seguito del padre, dirigente della Miralanza, comprata dai Serbi prima della guerra (una pulce mi si e’ infilata nell’orecchio!).
e’ ritornato a Belgrado, dopo la guerra ed ha ritrovato il tessuto sociale del suo quartiere povero e segnato irreparabilmente dalle ferite fratricide.
parla della stupidita’ dei nazionalismi e della vita sociale nei casermoni costruiti dal socialismo quando settanta ragazzi si ritrovavano a giocare a calcio per la strada.
la guerra voluta dai corrotti e dai politici, ma, forse anche da chi non andava troppo bene che la Yugoslavia potesse continuare a crescere sotto l’egida del socialismo borghese.
ho ascoltato volentieri il giovane che ha parlato di slang del quartiere, ferite incurabili, provincia del basso veneto, commercio di automobili, riprese televisive, personaggi del libro, atrocita’ della guerra, figlia, moglie, amicizia, Oriago…
la zuppa di pollo fredda e la sarma-hotdog al guinzaglio hanno coronato la giornata all’insegna della pesantezza serba, difficile da digerire, nonostante i pelinkovec! sarebbe stato perfetto un kolo.

Vita Migliore potra’ essere solo quella che rispettera’, nei pomeriggi del fauno, le orme sulla terra di quelli che verranno.

 

scritto su facebook il 30 marzo 2015.

 

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Fauno Barberini

 

c’e’ il guerriero in Fauno, discendente di Marte, che amava suonare il flauto nei pomeriggi assolati o puntava le ninfee per accoppiarcisi. le fanciulle non lo disdegnavano perche’ portatore di istinti sessuali e di fertilita’. dio dell’abbondanza, portatore dell’istinto che coglie direttamente se stesso ed il mondo, senza elucubrazioni mentali, gli venne attribuito il detto: ”Ogni tipo di saggezza umana e’ vana.”                                                                                                                                 il suo culto era esclusivamente femminile e sembrava che permettesse di andare oltre la morte e di non averne piu’paura.                                                                                                                                     si confuse e divento’ satiro, mimetizzandosi tra i lupi per proteggere le greggi, divento’ poi infimo demone che esortava gli uomini al divertimento sfrenato quando il rito della fertilita’ fu etichettata come dissolutezza. non c’erano piu’ feste dedicate a bere vino e a mangiare fino al mattino seguente quando i giovani, vestiti solo da una pelle di lupo, flagellavano con fuste leggere le donne e le fanciulle incontrate fuori dalle porte delle loro case, stimolandone la fertilita’. niente piu’ scambi di gesti amorosi e di accoppiamenti in luoghi appartati, ma solo la vanita’ della saggezza.

quello che resta al fauno e’ il velo di seta che ha fatto cadere una ninfa, sul palcoscenico, in un pomeriggio d’estate, mentre correva via dopo aver giocato con lui.                                                   con la sensualita’ del velo di seta fa all’amore, danzando.

 

 

 

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(elisa)Betta Porro