luci al neon.

spero di ritrovare i pensieri del primo ascolto. scrivo per dar loro forma.
per inseguire i post-scarafaggi del compleanno il regalo me lo sono dovuta fare ascoltandolo il giorno dopo e le luci al neon si sono accese di colori metallici.
e’ stato amore al primo ascolto con Fracture ed ero sicurissima che AnVi non mi avrebbe deluso.
ero solo trepidante.

un industrial sotterraneo accoglie nel primo pezzo.
rivoli di suoni nascono un po’ alla volta.
corrono, si scontrano, si uniscono e si confondo.
quella che non e’ confusa e’ la capacita’ nel disegnare con graffi, pennellate infinite, atri sospesi e linee sconfinate.
e’ il canto di una balena solitaria che, avvicinandosi alla costa, cusiosa del canto delle sirene, non si fa intrappolare e nuota nelle evoluzioni schernendosi del suo corpo pachidermico, perche’ nell’acqua il peso non conta.
quando i graffi ritmano la danza e’ l’incontro con le corde morbide del mantello che diventa tappeto volante per trasformarsi in leggero suono sulla punta delle dita.
il desiderio dell’amplesso in virtuosismi porta nel viscerale della profondita’ del mare. e’ sufficiente per lasciare il ricordo mentre la balena si allontana e restano le onde ed il riflusso che si ingrange sulla riva.
in questo momento ringrazio la pioggia che mi fa sentire balena.

e’ glitch, credo, l’inizio del secondo pezzo (mi servo dell’onomatopeica per orientarmi nella giungla della miriade di termini dell’elettronica non essendo capace di costruirla).
quella suferficie tra mare e cielo subito si delinea e lo scontro e’ inevitabile.
ogni elemento resta nella sua essenza, ma e’ costrerro a stare vicino.
gli occhi, dentro una maschera da sub, sono a livello del mare e guardano.
(…nel frattempo ci stava anche una telefonata e le considerazioni sulla zeka e l’autodetermanazione delle donne a non voler piu’ procreare…)
la lotta tra acqua ed aria e’ solo danza.
nessuno vince ma invadono la terra e si infrangono sugli scogli.
e’ encomiabile l’attenzione dell’elettronica a non voler sopraffare le melodie accennate dal suono delle corde elettriche.
il ritmo viene accennato per non imporre il propio battito.
il volo finale e’ scena di distruzione dove si cerca di ritrovare qualche sopravvissuto e, come i guerriglieri, ci si nasconde dietro le rovine rimaste.
si inciampa, si cade, si rotola scomposti, ci si taglia e ferisce, seguendo la corsa senza scampo.
i frammenti di macerie si alzano in un turbine e si mischiano a pezzi di luci neon di colori metallici ed acidi. quasi abbagliano le X. pulsano ad esaurimento.
si resta sospesi e pieni di bagliori.
nel silenzio persiste la composizione offerta.

questa collaborazione di Anacleto Vitolo con Francesco Galatro e’ metallo prezioso. oro blu. X i NeoN.

di MFU non scrivo nulla per non (ri)cadere, ma a forza di strisciare i piedi nella terra le stanno spuntando le ali.
il problema, adesso, e’ come ordinare l’ep.

 

https://av-kprod.bandcamp.com/album/x-i-neon

 

postato su fecebook il 30 gennaio 2016.

 

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(elisa)Betta Porro