maledetto azionismo.

mi perseguita come tanti altri ‘ismi’ (borghesismo e perbenismo, i peggiori!).
e’ il quadro da autopsia pittorica con scheletri-manichini che mi prende dalle budella: La Conquista di Gerusalemme di Hermann Nitsch.
ci sono anche le budella disegnate, vicino altri quadri macchiati col sangue e paramenti sacri che riportano al sacrificio di vittime.
e’ quando parte il vinile con la registrazione della performance di Rudolf Schwarzkogler che il noise-sound datato ’70 diventa il mio presente.
e’ pauroso perche’, improvvisamente, diventa senso, dei sensi e sensuale.
e’ quello che avevo gia’ cercato di dire, qualche minuto prima, a Federica Vissidarte (tra le responsabili del misfatto di Spazio Cinque) ed Elena Tammaro che mi fa, vedendomi carne:
”Finalmente ti vedo fuori da fb!”
”E’ vero, a volte, anch’io mi vedo solo su fb.” le rispondo.

il tubo informe delle budella si era sparpagliato per le gallerie della citta’, che, ancora una volta, sono state il filo conduttore del sabato del villaggio.
prima da Trieste Contemporanea con Renato Calligaro, il padre del fumetto italiano, che con il segno delle sue tavole mi ha fatto capire perche’ non leggo piu’ fumetti dopo gli anni ’80.
sussulti di gioia nel sentire parole come politica, linguaggio, immaginario, storie parallele, sconnessione tra testo ed immagine, emancipazione.
le sue donne, tutt’altro che angeliche, con cellulite e tette cadenti, sono emancipate.
l’ho ringraziato.
e’ quando, alle varie domande che richiedevano i modelli al quale lui si e’ riferito, lui ha risposto, quasi ingenuamente: ”…come pittore Picasso e gli studi di Architettura…”. ho portato la mano destra puntando l’indice ed il medio alla tempia ed mi sono sparata. eccolala’ che mi si ripresenta dirompente ed impietosa.
negli anni ’80 ho bazzicato lo studio grafico Tassinari e Vetta da sovversiva e, per un po’ di tempo, ho fatto la truccatrice. e’ stato fondamentale nella mia decisione di iscrivermi ad architettura per fare poi la coreografa contemporanea. ho imparato tutto cio’ che so di grafica facendo notti tra retini, aerografo (purtroppo non usato da me) e prove di tipografia. notti e notti.
le stesse notti che si leggono nello studio colore di Calligaro e nella maestria dell’uso della china. non e’ solo il segno, ma e’ il significato che si legge. non sono le didascalie del fumetto che importano, ma e’ la storia che evocano gli scenari dipinti. attraverso il fumetto per adulti che si era venuto a delineare aveva voluto avvicinare il lettore alla pittura.
uso della possibilita’ di un linguaggio e le sue possibili letture.
indubbiamente maestro.
indubbiamente politica.

da MLZ Art mi aspetta Hermann Nitsch ed il suo quadro, dove il verde agente su una camicia di forza appesa, in rilievo, urla l’azione che e’ stata e che ancora e’ nella sua urgenza nonostante la pennellata di verde la voglia costringere sulla tela.
altro maestro di significato per me, anche se il luogo troppo perbene riporta all’asettico borghese che deve comprare.
qualche chiacchera e Jonn Tornquist con le sue piegoline rosse sull’angolo del suo quadro rosso, sapientemente a modo e con stile, sottolineano lo chic preteso.
anche se, brevemente, continuo a srotolare budella.

e’ la quiete che nasconde tutto il sommuovere di Erika Stocker-micheli, ancora azionista nel GRUPPO78, mi accoglie e mi accarezza con la sua voce gentile, quasi materna.
in una mostra dedicata all’azionismo viennese che sia presente, quasi snobbata da chi dovrebbe renderle onore e’ il momento che riporta le potenzialita’ trascurate da chi si occupa di arte. Spazio Cinque le ha dedicato una stanza che si merita tutta.
e’ piena e ricca, colma di passato presente nell’azionismo piu’ letterale e letterario: non e’ l’essere, ma e’ l’agire.
quello che rimaneva delle mie viscere da Il Ventre dell’Architetto (bisogna dare atto a Peter Greenaway di avere mostrato quello di una donna!) si sono ormai sparse tra le sale della galleria che, nonostante in un palazzo del villaggio triestino, con i soffittti riportati, sapientemente, a vivere, ricorda una sala da Fuori Biennale.
e’ sconvolgente come l’allestimento appropriato e curato, quello che in genere mi infastidisce se troppo leccato, sia in perfetto suono di antitesi: riesco a vedere meglio le mie budella ormai tutte srotolate.
ci sto bene, non voglio andare via, mi appartiene.
anche Jonn Tornquist mi sembra meno borghese ed il suo gioco di sfumature colorate riportano a sfumature dell’anima che mi aiuta a non sprofondare e ad impiastricciarmi solo di sangue.

la mia famiglia allargata mi aspetta con canti popolari del sud Italia e le sonorita’ balcan-kletzmer: sono i momenti in cui il villaggio non mi sembra piu’ cosi’ villaggio perche’ si colora di contaminazioni tra Impero e Mar Mediterraneo.
e’ il modo migliore per tranquillizzare le viscere sconquassate dall’azionismo.
Casa Klanz e’ rigugio per membra e menti stanche e’ cibo commestibile prelibato, preparato dalle mani dei presenti e dalla castellana.
anche Nino d’Angelo diventa neo-melodico che rispolvera la parte degli anni ’80 disdegnati con superiorita’ e che, oggi, accarezza i capelli grigi con il suo caschetto biondo. pizziche e tammurriate fanno ritrovare la centralita’ del corpo nel rituale in comune, ma solitario.
e’ nel balkan e nel kletzmer che parla triestino che ci si riunisce in un corpo collettivo, vibrante nel circolo in cui si sono venuti a disporre musicanti, cantanti e celebranti. e’ rituale che raccoglie lo struggimento di chi nella festa ritrova sollievo.
le budella si riarrotolano al loro posto e le radici sradicate si accomodano.

e’ il kletzmer che mi riporta sul RossauerLaendeBruck di Vienna, quando, una notte calda, rientrando a casa, sullo sponde del canale che vi scorreva sotto, alcuni ebrei ortodossi cantavano le loro canzoni all’acqua. gioia celebrante il proprio Dio, troppo spesso strumentalizzato dalla meschinita’ umana.
il pensiero ritorna di nuovo a Vienna e a tutte le graffiature e le ferite agite sulla mia pelle.
dentro la casa c’e’ la musica che accoglie nel suo ventre, fuori, nel patio, ci sono le stelle, la luna ed il profumo della terra mista al fumo delle sigarette.
quando mi sono rivista nella trasmissione per la tv viennese di Salotto.Vienna e venivo presentata come un’artista azionista del GRUPPO78 ho avuto quasi un mancamento: per favore, il mio e’ solo l’agire, non l’essere!

e’ l’agire che mi ha spinto a volermi immischiare, la sera prima, in[END OF THE exhibition] WAR, interferendo e disturbando Stefano Schiraldi e Paolo Fagiolo.
e’ stato fondamentale il disappunto sul viso di Eva nel sapere che non avrei performato a convincermi all’agire
ho chiesto un paio di mutande nere a María, perche’ anche se indosso quasi solo le sloggi nere, ieri, avevo delle mutande grigie, poco addatte a qualsiasi agire.
mi sono avvolta nel lenzuolo che all’inaugurazione della mostra ho segnato con la scritta rossa: Mediterraneo Rosso mare di Sangue (quello che avrei voluto segnare con il mio sangue, ma nessuno mi ha aiutato con il prelievo in pubblico, viste le regole rigide per la prevenzione della contaminazione. da qui il mio non potere essere Azionista Viennese riconosciuta) e mi sono fatta trascinare dal luogo, gli amici e l’urgenza di parlare dell’ipocrisia.
c’era un senso, comunque, almeno il mio.
mi sono infilata nella tinozza colma di liquido rosso a rappresentare il mare colorato dal sangue di tante sorelle e fratelli eritrei e LiberArti mi regalava, ancora una volta, la possibilita’ di agire.
qualcosa ho imbastito, almeno un urlo ed ho potuto godere di ballare sulle note di ‘Ometto’ (chi se non gli ometti giocano alla guerra?).

‘il mettere in scena la nostra nudita” la definisce Maria Sanchez-Pujade.
”Hanno paura di te perche’ sei corpo.” mi avrebbe detto piu’ tardi.
sono solo la possibilita’ di esistere che donne come lei mi danno.

postato su facebook il 1° marzo 2015

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[END OF THE exhibition] WAR.
LiberArti Trieste
with Stefano Schiraldi e Paolo Fagiolo
photos by Eva Loos
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l’azionismo a Trieste ha un nome: Maria Campitelli ed il suo GRUPPO78.
avanti e dietro a lei ci sono Pierpaolo Bisleri con gli studenti del liceo artistico Nordio (quelli che nel 78 parteciparono agli eventi storici di Otto Muhl ed Hermann Nitsch) ed Erika Stocker, azionista viennese tout-court.
storie di normale amministrazione la storia dei tre che partono insieme nell’ormai lontano ’78.
storie di incontri che segnano il proprio trascorso.
storie a cui riferiscono gli artisti del GRUPPO78, ormai non piu’ fra i giovani, ma sempre militanti.
e’ nell’82 che risale la mia prima partecipazione alla festa multimediale del GRUPPO78, ”Impara l’arte e mettila da party”. le mie prime coreografie, l’essere sprovveduta ed illusa segnano ogni traccia di video sopravvissuto.
non sapevo nulla dell’azionismo viennese, eppure l’azionismo sarebbe diventato traccia sotterranea del mio agire, forse per i fiori ed i frutti seminati nel punk.
vivere a Vienna, non piu’ coreografa, ma architetto, mi ha introdotto nella mentalita’ austriaca che aveva dato vita a quel movimento definito breve, trasgressivo e violento.
come la psicoanalisi e Freud poteva essere solo un prodotto delle psicosi e delle facciate incombenti di palazzi svuotati di funzione e di significato che Vienna porta nell’essere la capitale di un impero suicida. la forma aristocratica stride con l’involgarimento di chi vuole ottenere il potere ed il riconoscimento di cittadino degno. non lo potra’ mai diventare: si e’ viennesi solo per elezione divina.
lo scandalo dei corpi nudi e del sangue sgorgante per i sacrifici al potere borghese.
la vita viennese, la grande mostra sull’azionismo al MUMOK e la frequentazione del padiglione austriaco alle Biennali di Venezia sono sedimenti dell’esperienza che mi ha visto potagonista inconsapevole.
l’azionismo continuava a tracciare la sua trama.
ritrovo Maria nella piazza dell’Architettura di Trieste nell’estate del 2010 con lo spettacolo di arte multimediale di Cecilia Donaggio, con il maestro Castelli e la danza verticale.
dopo l’assuefazione al livello culturale della capitale austriaca rimango incredula davanti alla qualita’ del progetto che il rottame industriale dell’Ursus mi spiattella davanti: sara’ per l’assonanza con i miei rottami, ma il suono del metallo arruginito mi accomuna nel riuso sostenibile.
il filo col GRUPPO78 si riannoda.
poi il Messico e mi ritrovo nella creativita’ del corpo per troppo tempo trascurata.
il resto e’ oggi.
(elisa)Betta Porro

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