Milano da narghile’ e Trieste da aperitivo.

…e dopo la Blade Runner milanese, essere catapultata nell’ottocento triestino da dare in pasto ai turisti bulimici e’ devastante.
sono stata sempre bene a Milano (a parte la parentesi destroide morattiana in cui gli spacciatori africani avevano la meglio) e, con stupore disincantato, me ne rallegro.
appena dodici ore trascorse nella capitale del lombardo-veneto per riessere riassorbita nel suo accadere
la provincialita’ italiana non e’ mai riuscita a prevalere, malgrado tutti i tentativi dell’illetterato leghismo che hanno trovato la sponda di supporto nel declinare brianzolo o calcistico, nonostante ne continui a detenere il potere.
tutt’altra aria si respira. ci si rende conto quando ci si cala a qualche grado piu’ a sud, anche dove la Mitteleuropa cerca di mantenere un tenore di pensiero. a voglia a declamare le bellezze del sole e dei lasciti della storia! la lingua che si parla e’ diversa e la presunzione di comprenderla e’ in ogni manifestazione di pretesa del sapere operare e nella richiesta dell’avvallo per continuare a farlo.

gli aperitivi hanno fatto il loro tempo e non c’e’ piu’ nulla da bere. piuttosto si fuma un narghile’.
nella spartizione di una citta’ in cui una strada divide mondi agli antipodi di civilta’ (come musulmani e sudamericani) Milano ingloba e sputa cio’ che non riesce a metabolizzare. anche dove spuntano metastasi. la dinamica del produrre riesce ad annullarle se il prodotto non corrisponde al sopravvivere dell’urbano.
c’e’ da sottolineare che una gestione del bene comune, negli ultimi anni, ha prodotto piu’ risultati di ogni speculazione edilizia che vende o ha venduto, senza nessuna preclusione, a qualsiasi capitale, governando le dinamiche.
l’organismo citta’ riesce a creare i suoi anticorpi.
cosi’ non puo’ essere dove la creazione degli anticorpi e’ preclusa perche’ la demografia porta, non solo il calo delle nascite, ma anche l’uso dei pochi neuroni che si hanno ancora in dotazione.

nessuna possibilita’ di determinarsi e’ riservata a chi mantiene privilegi senza la possibilita’ di riscattarli a chi non li possiede.

la mia valigia sarebbe gia’ pronta (come quando l’avrei potuta posare a Berlino se non fosse stato per il caffe’ imbevibile e la frutta e verdura di plastica), ma il ruolo di badante a cui sono chiamata per alleviare il diventare sempre piu’ zombie di genitori e di altri vari detentori di privilegi acquisiti mi chiama all’appello.
nonostante l’aperitivo sulla terrazza piu’ bella del golfo di Trieste. quella del museo Revoltella, le coincidenze, di cui ognuno si serve per sopravvivere, sono ben lontane dall’accadere.
e’ il non-luogo pieno di vecchi decrepiti che mantiene solo l’autoreferenzialita’ con l’illusione di una quotidianita’ accessibile.
zivio, à la santè!

 

postato su facebook l’11 giugno 2016

(elisa)Betta Porro

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