MUFFE.

 

banalmente geniale il film di Guillermo Giampietro nell’offrire la visione di corpi invasi da muffe.
perfetta Trieste con le sue molte muffe di tanti colori.
gli spettatori, sufficientemente giovani, rispetto al dilagare di pensionati ammuffiti che dilagano e straripano ognidove, sono il pubblico che TriesteScienceFilmFestival riesce a racimolare, per giorni di seguito, stipando le platee di due teatri triestini.
la citta’ e’ distratta, come sempre.
subito dopo la visione del film rimango perplessa. il difetto di immagini dal valore di film di serieB e’ sopraffatto dalla capacita’ di Guillermo Giampietro da video-maker-artista. il suo primo lavoro da regista mette in luce la difficolta’ di trasferirsi ad un altro linguaggio. vicino alle buone immagini di costruzione digitale, la sceneggiatura in cui intervengono i personaggi recitanti ha uno scarto che e’ difficile da superare. se la musica e’ della qualita’ attesa, nel recitato-anche-se-non-voluto-recitato, e’ lo scarto a scendere. davanti alla dizione quasi ineccepibile di Lara Baracetti, gli altri personaggi ne soffrono con la loro mancanza di regole (forse bastava una ‘semplice’ modifica con effetti da ultracorpi: trattare la voce come strumento, anche perche’ un po’ troppo evidente l’uso di telecamere amatoriali.
la capacita’ di Lara nel sostenere il suo personaggio infermiera-spectra, aiuta glli altri ad aggrapparcisi, ma, quando lasciati a loro stessi, cadono.
l’inizio e la fine affidati al digitale risollevano la qualita’ che trova un momento quasi lirico con i titoli di coda accompagnati da un pezzo di pianoforte.
l’innesto tra i linguaggi del digitale e della sceneggiatura non e’ ben riuscito, ma quello che e’ preponderante e’ l’idea dei pianeti-globuli muffe invasori: tra surreale e fantastico sono specchio tangibile di denuncia politica.
nei nativi digitali spettatori c’e’ gia’ la muffa dei raggi fotonici, ma e’ una di quelle che attacca la crosta e puo’ essere ancora lavata via sotto il getto di acqua corrente e le mani che la lavano.

quanta muffa, di quella non lavabile, nei tavoli della rigenerazione urbana, quando gli amministratori-professori ne sono anche i tutor: chiaro conflitto di interessi. bisogna ringraziare theHubTrieste per le opportunita’ che offre a chi vuole mettersi in gioco, ma giocando nel proprio campo, altera i processi che dovrebbero essere presi in carica da universita’ ed amministrazione con gli hubbisti come mediatori di conflitti. non offrire lavoro gratuito alle amministrazioni ed alle universita’ che dovrebbero farsi carico loro di istituire i tavoli con dirigenti, professori e giovani professionalita’.
cosi’ avviene nel comune di Vienna, dove si trascorrono giornate tra i tavoli organizzate dall’ufficio di comunicazione della pianificazione urbana ed i rappresentanti degli altri uffici (la dice lunga avere un ufficio solo per la comunicazione della pianificazione urbana!) e la mediazione di associazioni esterne (attenzione: nulla a che fare con l’incarico a professionista esterni). in&out per capire dove portare la trasformazione alle pratiche amministrative, con l’aiuto della ricerca universitaria, per realizzare progetti condivisi.
l’appropriarsi di processi da parte di chi deve venire riconfermato e’ la spicciola battaglia alla richiesta del consenso ed il segno che l’ammuffimento e’ gia’ da prodotto invendibile, soprattutto da chi non e’ riuscito neppure a chiudere una strada per la sua pedonalizzazione.
di cosa stiamo parlando?
questo adoperare l’hashtag per la comunicazione edulcorata e’ nauseante.
la TUW ha creato i grettini ed enterportovecchio, il comune di Trieste cambiera’ le fioriere ed aumentera’ i sarcofaghi-panchine per gli zombi.
troppo anti-muffa creare tavoli aperti alla cittadinanza, creerebbero la prevenzione al parrocchiale.

c’e’ poi chi ripropone la muffa come ultracorpi e con Robotnik offre il pasto allo svago di piccole masse.
il Salone Degli Incanti, poco incanto, contenitore-senza contenuto, ha proposto visuals, finalmente, di livello per accompagnare il dj-set per la serata degli Ultracorpi di Alexander Robotnik, poco leggenda, ma comunque vivente. altra cosa interessante e’ stata vedere lui sul palco che non scassava la testa ed il busto su e giu’, ma accompagnava con una danza elegante del corpo la calotta grigia di capelli rasati cortissimi.
il rito propiziato dai robot-totem di Enzo Pituello per WorkEvent // “L’ARTE in CITTA’ “.
il conforto di chiacchere e gli abbracci morbidi e carnali, le birrette in bottiglia di plastica, i gradini della e-pescheria su cui sedersi a fumare ed a sproloquiare, sono riusciti a trattenermi a sufficienza anche nella superficialita’.

di profondita’ ne avevo ricevuta abbastanza, qualche ora prima, in un incontro fortuito con chi, ormai, considero famiglia. il piacere di confrontarsi con l’umano. la forza di relazioni in cui non e’ necessario fingere, ma dove riesco a spingermi anche in argomenti che non fanno parte della mia quotidianita’ come quella di avere figli, essere madri o padri. so di venire accettata, forse perche’ presa con il contagocce, con tutte le mie spigolosita’ e fastidi.
il peregrinare serale, prima di sprofondare nei riti notturni, di birretta in birretta (ieri sera ho fatto l’en-plein!), tra l’acquedotto e Cavana, tra macchine restate senza benzina, sesso a pagamento, perquisizioni in ogni angolo di Asmara e chi voleva fin da piccolo fare l’artista, costretto a portare a far vedere i propri disegni alle altre classi quando faceva le elementari, sono stati sufficienti ad arginare fastidio, fibromialgia e musica retro’.

l’abisso profondo l’avrei rincontrato oltre i confini dell’Etnoblog, ad una certa ora di notte, luogo di drag-queen, camionisti, figli di carrozzieri e badanti, sbandati.
non credo che riusciranno a mantenere il livello di ieri notte raggiunto con Samuel Kerridge per ExperimentAE di Art Elettronica.
pauroso.
ha succhiato dark profondo con il latte nel biberon.
noise e tecno magistralmente costruite.
la gente confusa ed incapace di scassare la testa su e giu’ perche’ il ritmo non era sufficientemente monotono e pulsante per vene troppo deboli.
appoggiata alla transenna, quelle per potere tenere lontane le mucche e mettere sull’altare gli idoli, cercare di leggere e districarmi nel suono, immutolita e quasi impietrita dalla bellezza. mi aggiravo tra gli avventori poco convinti anche perche’ lo sforzo richiesto era troppo forte per essere sopportato da menti omologate.
era come se ascoltassi per la prima volta il suono.
sempre doppio il binario su cui appoggiare il pensiero.
il corpo inutile ad accompagnarlo.
sfacelo e sabba di purezza.
oltre i confini della pelle, per sospendersi tra viscere e cielo.
niente muffa solo sedimentazione ricercata.
l’inutilita’ del corpo se non nella possibilita’ dell’abbandono o nel ritrovarsi zombi. i zombi presenti, troppo abituati a fingere di essere viventi, smascherati nella loro inutilita’ asservita. accompagnati ad evolvere il pensiero, rivelano la pochezza che poi ritrovano nella banalita’ di chi ha seguito nella playing list.
coccolata dalla gentile compagnia di chi si muove nel femminile della distrazione e dell’accoglienza, birretta dopo birretta, mi sono risparmiata il passaggio di consolle, ma mi e’ stato sufficiente, oltre al mio orecchio, guardare la risposta dei presenti confortati da cio’ in cui potevano riconoscere il ritmo inutile delle loro vene.
il camionista turco di turno, incombente nell’offrire la fiamma dell’accendino per accendere la sigaretta, nel desiderio di potere accendere altro, ammuffito nel suo essere uomo alfa, ha suscitato qualche timore di incontro, una volta fuori dai confini protetti.
allertato il servisio d’ordine, mi sono appesa all’esile falce di luna che mi si offriva all’uscita, nell’incanto di una strada deserta mentre la notte era ormai finita.

grazie Guillermo, per le MUFFE del mio delirio!
adesso mi aspetta una minestra di sedano, patate ed olio di semi di zucca.
se fossi muffa (troppo di umili origini per essere quella nobile del sauterne) sarei formaggio mangiato con i vermi di sua stessa germinazione.
potrebbe andare, dopo la minestra, accompagnato da un rieslieng del Burgenland.

 

postato su facebook l’8 novembre 2015.

 

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(elisa)Betta Porro

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