nessun Ugo degno di nota.

la porta dell’ascensore quasi bollente, mentre qualche minuto prima il borino aveva aperto tutti gli automatici della gonna del vestito dell’amica di tua madre.
i veneziani erano partiti aspirando all’incontro con qualche negra mentre tu avevi cercato di deviare il discorso sul tantra.
chi ti aveva chiesto se eri single ti accomunava nell’acquario a sua sorella, mentre l’irrisolto era chiaramente tangibile.
venticello benefico a confondere ogni equilibrio precario.
ogni supposizione senza matrice tangibile di confutazione.
l’insostenibile leggerezza del vivere ancora una volta ad accompagnarmi verso casa, mentre ogni definizione si annullava.
e’ troppo facile infierire nell’ovvio del pensiero che ti circonda, ma librarsi per ritrovare un motivo che non sia solo quello della comodita’ per ritornare a casa.
nessuna trasgressione. solo percorso obbligato.
nessuna definizione se non quella dell’accadere accompagnato dal vento in sottofondo.
nessun sollievo se non il ricomporsi nel tracciato abitudinario del definirsi.
avrei voluto avere la prontezza di buttarmi nel nero del mare, ma troppo poco carburante me l’ha concesso.
non riesco a ritrovarmi ubriaca ne’ di vita e neppure di morte, ma di quella confortevole comodita’ nauseante.
se c’e’ un collage a cui debba aggiungere qualcosa, puo’ essere solo qualche foglia di menta svampita.
nel caviale clonato esiste tutta la prestazione fallita del supporre l’allusione a cio’ che non e’: nulla e’ cio’ che sembra se non e’ amplesso di cui non ricordo piu’ il nome.
strana estate a contare tutte le primavere che non sono piu’ e che non verranno, perche’ la stagione e’ scaduta prima di godere di quello che non e’ stato mai.
troppi segnali funesti per sollevare un minimo credo.
eppure, mentre il vento scompiglia le mie gonne, ancora un fremito mi trascorre: e’ un corpo che si muove per esistere senza il riconoscimento di altro essere vivente.
la cellulite ostenta i suoi timbri.
senza ritrosia la carne impotente segue la tirannia della mente ed aspetta la sua vendetta: verra’ il giorno in cui il pensiero piu’ nulla potra’.

nessun Ugo degno di nota, tanto meno quello al lampone cosi’ nauseantemente dolciastro.

 

pubblicato su facebook il 6/7 agosto 2016

 

 

 

…ed ancora un pensiero per Claire, la parigina.
indotta o dedotta che sia.
ci siamo corse incontro ballando, la prima volta, in uno dei miei soliti randagismi per cavalcare la musica. erano richiami di ottanta profondi ed il corpo ne godeva ripetendo movenze datate, ma inconfondibili.
ci siamo riviste e riconosciute ed abbiamo storto un po’ il muso perche’ la musica non era la stessa. ancora insieme al suo fidanzato triestino, idraulico. mi ha fatto piacere, ma ho subito posto la domanda sulla valenza del durare ancora insieme.
il mio cinismo e’ stato arginato e ne sono rimasti immuni.
di li’ a poco avrei sfidato chi, anche se amato, avrebbe lanciato la tenzone: ancora all’altezza di prendermi lo spazio della danza, nonostante la pipi’ impellente, non ho piu’ rivisto Claire.

poi la pioggia e l’abbraccio del calore senza condizioni.
qualcuno ha creduto di me una lesbica, senza il minimo mio riscontro: ancora la prerogativa del gender a stabilire i confini nelle relazioni ed appiopparti qualche comoda etichetta per farne di te un prodotto. e’ solo lo sminuire cio’ che e’ inarrivabile, deviante al pensiero comune. forse piu’ vicino al pensiero freudiano di bestie assassine, cannibali e stupratrici di quello che ogni etichetta di perbenismo cerca di mitigare e nascondere con la definizione di bene o male.
e’ lo stesso gusto che ci si ritrova in bocca con dei toast simil cartone. a nulla e’ valso il mio pretendere lo sconto comitiva, i polli erano stati gia’ ben che spellati, ma l’offerta meno di mediocre di cio’ che offrono gli esercenti nostrani e’ avvilente.
nel nome di una vecchia pasticceria tutta l’arroganza del proporsi.
sicuramente in tema con i castigatori della movida che si eleggono a giustizieri della notte.
e’ il tiro al ribasso per accapparrarsi qualche turista ignaro.

eppure gli incontri coltivati senza pedaggio, rilasciano, anche dopo un numero considerevole di anni, le ossitocine confortanti anche in assenza/presenza di mal d’amore.
il rito nel vino annacqua il desiderio e sopisce il bestiale.
gli abbracci carnali sono quelli di sempre, quelli che cancellano le barriere dell’essere per divenire attimo in cui perdersi senza difese, ne’ pretese.
l’abbraccio ad uno sguardo obliquo sull’equilibrio instabile.

ultima nota: l’orange-wine della casa a Il posto delle fragole, stasera.
si assapora che lo gestisce il sommelier, campione italiano, compagno di banco.
altrocche’ instabilita’: rischio falcio punti patente scampato.

(elisa)Betta Porro

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