ninna nanna.

mi ero ripromessa di ascoltare la registrazione dello streaming della conferenza ‘Urban Age – Shaping Cities’ tenuta alla Biennale di architettura di Venezia, avendo presenziato alla prima giornata di lavori e non essendo potuta/voluta andare alla seconda.
tra le due giornate Nizza.
principalmente indispettita che la LSE Cities non aveva organizzato neanche un caffe’ per i partecipanti che non fossero tra i delegati a parlare al tavolo dei conferenzieri. bisognava mettersi in fila al chiosco della Illy, sotto il sole cocente dell’arsenale, mentre le elite capeggiate dai burocrati delle Nazioni Unite si scambiavano, all’ombra, i pasticcini. bisognava avere il braccialetto giallo per potere accedere allo spazio dei parlanti speciali, per gli altri neanche un biscotto di caramello incartato nel domopak.
il fastidio era gia’ ad un buon livello per le presentazioni ascoltate: sfilze di numeri (anche interessanti), ma il pensare gerontocratico filo-occidentale gia’ evidente nel direttore di UN-Habitat (l’agenzia delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani).
conferenza agli apici, insomma.
dietro di me era seduto uno che si e’ presentato alla vicina di sedia come il primo city-manager in Italia e che era stato nominato a Trieste. mi son guardata bene dall’interloquire aspettando che arrivasse qualche suggerimento interessante durante le presentazioni. il nulla.
vicino a me era seduta una ricercatrice, alla quale mi sono presentata per cortesia, che bazzicava tra Joannesburg e Rio. non ho ben capito cosa ricercasse.
il fastidio veniva aggravato dalle impronte di polvere bianca che le scarpe dei conferenzieri lasciavano sulla pedana di pannelli di legno neri: in una biennale di architettura chi avesse deciso di mettere quei pannelli sarebbe stato meglio fosse stato messo in cucina a lavare i piatti. nulla di artistico, solo sporcato.
neanche sottolineare la maggioranza di uomini invitati al misfatto (tra l’altro un paio di cose interessanti sentite principalmente dalle donne ammesse a parlare).
e’ nell’avere percepito il trumpismo, piu’ o meno evidente, dei maschi occidentali bianchi che ha trasformato il fastidio in indignazione intimorita: postura, imposizione di ruolo, concedersi nel sottolineare il potere, ritmo noioso ravvivato da un’unica battuta compiacente.
questi potenti dicono tutti le stesse cose…?
il decrepito dell’uomo bianco europeo.

forse perche’ un po’ meno potente e solo accademico, Richard Bennett, sociologo alla LSE ed alla NYU, mi ha rincuorato: -contrapporre la citta come serie di frammenti di differenze alla citta’ aperta dove le persone possono scambiare la presenza fisica e non le parole;
-nessuna soluzione alla pianificazione urbana: si puo’ solo fare qualcosa di fisico;
-pianificare una citta’ aperta con l’uso misto di strumenti non significa necessariamente che le persone si mescolino fra di loro e si riescano a gestire le differenze;
-gestire le differenze per il disegno di una citta’ aperta da estendere ad esperienze di un territorio piu’ ampio;
-ogni pianificazione e’ incompleta per confini, uso misto, incompletezza stessa.
finalmente un po’ di musica per le mie orecchie quando i piani regolatori di una citta’ vengono presentati come un obiettivo raggiunto da accumulare ai risultati ottenuti.

non racconto i deliri dell’architettite degli ego-ambulanti degli architetti nella pretesa di dovere trovare un nuovo vocabolario perche’ i significati sono mutevoli e mobili.
nel tutto, i fischi al sindaco di Venezia, Brugnaro, memorabili.
comunque scornata per un caffe’ non offerto da chi si fregia di rappresentare le massime istitutzioni mondiali o, forse, mal abituata dalle inaugurazioni dei padiglioni della Biennale, catturate ancora un po’ di foto dell’arsenale, mi sono avviata verso casa per rifocillarmi e prepararmi all’indomani. sarebbe stato il turno del direttore della Biennale di Architettura e ci sarebbe stata la corsa per accalappiarsi un qualche posto a sedere.
comunque star anche se non di Hollywood.

invece, nella notte, Nizza e tutte le sue domande senza risposta.
ancora piu’ senza presupposto tutto quello che avevo ascoltato, nel pomeriggio, dai perbenisti dell’ordine mondiale.
non avrei potuto sopportare un unico discorso in piu’ alla conferenza se non fossero stati in grado di parlare di cio’ che era successo. ero quasi convinta che cio’ non sarbbe successo.
allora?
se almeno fossero stati in grado di offrire un caffe’!
solo la necessita’ di mantenere ancora attive tutte le ore trascorse a studiare architettura e la curiosita’ di assistere ad una conferenza organizzata da tale po’po’ di supponenti mi avevano condotto la’. non me l’aveva ordinato il dottore.
dovevo evitarmi di buttare una bomba.
nessuna seconda giornata alla conferenza dal titolo cosi’ accattivante: era urbana – modellare le citta’.
e’ inutile sottolineare la nociva esistenza di uno stato nazionale delle gerontocrazie ottocentesche nei processi urbani (Brexit ne e’ la riprova provata e comprovata), perche’ la divisione sta in citta’ urbana, in espansione o riconversione ed in non-citta’.
e’ lo stesso presupposto manicheo tra no-ai-confini e fortezza-Europa.
quella stessa sera la fiction del colpo di stato in Turchia e’ andata in onda.
una due giorni di vero globale.

avevo deciso di dedicare quest’ultimo sabato sera/notte all’ascolto della seconda giornata dei lavori della conferenza e, navigando alla ricerca, mi sono imbattuta nel video della presentazione del libro di Varoufakis alla NYPL con Chomsky ed il discolo della politica europea.
altrocché musica per le mie orecchie!
una vera ninna nanna che per ascoltarla ho fatto molto più’ dell’alba.
l’abitudine a trovare conferme ai propri pensieri porta con se’ l’inganno, ma non quando e’ slegato dal volerli supportare o sopportare.
la descrizione dell’indisciplinato ex-ministro delle finanze greco di comportamenti ed azioni delle elite europee nel trattare con la vita dei cittadini, la descrizione degli incontri con i malemeriti potenti, le regole inventate ad hoc per gestire l’Europa con un gruppo non previsto da alcuna legge, i giochi per sottrarre potere in proprio favore, i burocrati ad uso di regolamenti per scrivere carte e documenti per frammentare ed imporre l’ordine, il dichiararsi uno che supera i limiti di velocita’, le dichiarazioni del FMI nell’aver fallito con la Grecia per avvantaggiare i soliti tedeschi a spese della pelle dei Greci per poter arrivare a sottrarre il potere del conducente francese, le umiliazioni subite dalle pedine per togliere loro diritti e dignita’…era come se avesse descritto quello che avevo percepito in un pomeriggio di presentazioni di chi e’ preposto a studiare dove sta andando l’era urbana e pretende di decidere i modelli.
e’ quando fa una descrizione disincantata sugli studi economici e sugli accademici all’inseguimento di formule matematiche a supporto di teorie che non avranno mai riscontro nel reale, ma che riempiono libri e classi di studenti per imprimere solo il pensiero neoliberale, ritrovo il filo di quel fastidio che, a parte alla triestina’ indotta, mi si e’ messo sotto la pelle e non se ne vuole andare via. ci sara’ pure l’isteria che mi compete, ma troppi altri indizi portano al tentativo di mantenere pensiero critico e cognitivita’ attiva.
‘’L’ipocrisia del neoliberale e’ che non e’ ne’ nuovo, ne’ liberale.’’ sottolinea Chomsky, che ascolta ed incalza con la calma flemmatica di eta’ e sapienza.
e’ stato il suo descrivere come il MIT ha cambiato lo scenario delle major companies che si sono installate intorno al centro di ricerca statunitense, finanziato interamente dallo stato, che ha rivelato in poche frasi l’ipocrisia del neoliberale: dall’IT degli anni ’70 alle bio-tecnologie ed alla farmaceutica di oggi.
questo sarebbe il capitalismo: profitto privato con capitale pubblico.
siamo ben messi.
…ma di cosa vogliamo parlare?
di come portare Visitors a Trieste?
di Visitors siamo circondati e nessuno e’ immune.

fino a quando, pero’, riuscirò ad ascoltare queste ninna nanne, riuscirò’ anche a stare meglio.
nessuna pretesa del sonno dei giusti, ma quello dei ribelli.

 postato su facebook il 1° agosto 2016
(elisa)Betta Porro

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