non sono una donna, sono un bandito.

non sei una donna, sei un bandito (cit.).

sono un bandito punk.
chiodo Moschino originale ’80, dr.Martens, gonne nere a strati e sottogonne di tulle sempre ’80, piccola borsetta di camoscio consumato ’60, un ombrello nero, scialli annodati fra loro per lo strascico, un sacco nero per le immondizie, una borsa di carta con scritto SHOP ONLINE.
fuga di testi e di corpi, al tramonto, in piazza della Borsa di Trieste, per raccimolare qualche elemosina da offrire alla signora di via Baiamonti, la cui casa e’ saltata per aria. la regia di LiberArti.
donne allo sbaraglio (anche un uomo con i capelli rossi) nel concerto di parole per scompigliare la passeggiata del sabato del villaggio nellai provincialita’ di rito (sicuramente tutti erano stati a casa a fare la doccia ed agghindarsi prima dell’aperitivo o sarebbero andati dopo, per riuscire profumati!)
donne vestite di nero che pregavano, perche’ urlare non serve a nulla.
chiedere un tozzo di pane e porgere la mano per l’elemosina.
una scarpa bianca sola il mio filo conduttore. quella che mi ha portato dall’ex-v(U)oto a ritrovarmi tra le macerie di una casa crollata, senza scarpa bianca.
si e’ persa anche la scarpa rimasta sola.
ho trovato attimi dell’immensita’ nel chiedere l’elemosina, quando gli sguardi sfuggono e facce di bronzo mi circondano.
mi sono sentita minuscola quando ho avuto, di fronte, il viso di chi, la sera prima, mi aveva regalato bellezza di musica proverbiale.
intimorita, ma felice se anche solo un milligrammo della sua poesia mi avesse contaminato.
non c’e’ dubbio, cosi’ e’ stato.
il borino ha condito il tutto con i suoi dispetti.

dopo la scorribanda tra gli artisti under 31 di Artefatto, ieri, la bottiglia di profumo mandata in frantumi da Komična Hunta e’ stata la firma di ”Perfumance”.
i materassini rosa-giallo-verde (sempre della serie ’80 possiedo calzini di tali colori!) con le sagome nere dei migranti che sbarcano sulle coste di ”Mare nostrum” ricordano i villeggianti che ignavi prendono il sole; il mega-cervello di Collaab Art, come un casco del parrucchiere, serve a RESETtare quello di chi si vuole mettere sotto; una chiavetta usb per far partire l’algoritmo che fa girare i cerchi concentrici su cui sono scritte parole riporta al controllo del linguaggio come chiave di lettura.
Artefatto e’ sempre una ventata di creativita’ giovane.
i miei capelli grigi stanno sempre comodi con i piatti della gioventu’ che crea anche se conditi da troppa illusione.
non e’ una serata cosi’ piacevole, perche’ la bora, mentre fa la lotta con le nuvole che insistono e che continuano a schizzare giu’ qualche goccia, ha buttato giu’ la temperatura, la gonna svolazza e la cervicale e’ in allerta.
il Teatro Miela Bonawentura (del signor Bonawentura ormai solo un ricordo!) aspetta e con lui i Pandolfos e tanti della mia famiglia acquisita.

qualsiasi parola a cui io possa pensare nel potere scrivere qualcosa di cio’ che orecchio umano sia stato in grado di ascoltare al concerto ”Pandolfos around Satie” e’ avvilente.
posso scrivere: io c’ero.
io c’ero ad uno dei piu’ bei concerti che il palcoscenico di quel teatro ha ospitato.
e’ grazie alla famiglia acquisita ed alle persone indicibili che vi fanno parte che ho potuto assistere ad un evento il cui il divino umano ha preso forma nella musica e nelle parole della poesia offerta.
piangere dell’anima che Andrea Pandolfo. Paolo Pandolfo e Michelangelo Rinaldi hanno messo in scena.
qualcuno vicino a me lo ha fatto e lo ha fato anche per me.
incredule, ammaliate, stordite.
il bandito punk si e’ assopito e una ragazzina stupita ha preso il suo posto.
IMPASSIBILE INFIAMMATO.
le immagini di Federico Fellini e della sua luna come pure le maglie a righe dei marinai di Querelle mi hanno accompagnato nell’ascolto. la viola dirompente da maestria divina ha imposto discretamente la sua egemonia. fisarmonica, piano e pianola sfiorati da tocco virtuoso e’ sembrato facesse suonare da soli gli strumenti. la tromba inondata dalla poesia di parole dadaiste, ma sempre gentili.
un rincorrersi di melodie e ritmi sempre nella grazia del disincanto.
l’attenzione di chi non e’ impassibile allo strazio e lo alleggerisce con una fatalita’ disillusa che non e’ inganno.
l’attenzione e’ alla vita che scorre.

ancora con la bellezza attaccata alla pelle il bandito punk non e’ saltato sui tavoli per calciare i bicchieri dei long-drink dei giovani inutili.
loro pensano alla felicita’ che si compra.
non riescono a fare un’elemosina attenti solo a quanti drink possono ingurgitare.
ai vecchi, i veri privilegiati di una citta’ di pensionati, crollera’ addosso la volgarita’ di passare oltre la cassetta delle offerte con la fretta di chi corre verso la morte.
a me restera’ l’immagine della signora, forse zingara, che chiedeva l’elemosina ed io non mi sono fermata… dovevo correre ad aiutare a raccogliere le offerte.

 

 pubblicato su facebook il 17 maggio 2015.
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(elisa)Betta Porro