panino di mortadella.

 

si sta bene nei corridori di Rifondazione Comunista.
saranno le foto del Che o il ricordo delle canzoni degli Intillimani imparate a memoria, che, come una di quelle coperte vecchie a cui ci si affeziona, soffiano il tepore.
dobbiamo provare la kinect per il video che rivestira’ la Lanterna.
ci si sente sempre accolti dalla disponibilita’.
il salone e’ perfetto con le bandiere comuniste e quelle della pace ed il busto di Lenin; il parquet d’epoca e’ provato, ma uno di quelli che puoi stare ore ed ore a fare prove senza sentire il minimo dolore ai tendini di polpacci e caviglie.
sedie di legno da osteria tutte intorno alle pareti lasciano il posto a quelle di plastica grigia impilabili nelle file al centro.
bisogna sempre spostare le sedie prima di iniziare a provare e si puo’ fumare solo vicino all’angolo del bar sistemato in un angolo dei generosi corridoi.
il palazzo e’ quello delle Cooperative Operaie, ossia quelle che furono.
ormai morte e sepolte, come la classe operaia.
e’ rimasta la genuinita’ del panino con la mortadella il cui solore e’ lo stesso delle pareti del salone principale, anche se i figli di Ciputi hanno frequentato l’universita’ ed i nipoti hanno preso il master in qualche college esclusivo inglese.
le vetrate a volta sono sacrificate dietro il pannello lungo che fa da sfondo per le conferenze, su cui risalta la bandiera rossa come rosso e’ il drappo sul tavolo davanti per i conferenzieri.
la luce stenta ad entrare attraverso i vetri decorati.
Ferrero e’ rimasto l’ultimo con la signoralita’ della politica dei pichetti davanti alle fabbriche ed alle universita’.

ciao Pietro, per l’umano faccio quello che posso.

 

postato su facebook il 29 settenbre 2015

 

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(elisa)Betta Porro

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