parola d’ordine.

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Teinted Love.

…e si ballava ovunque si fosse.
per me e’ ancora cosi’ e io ballo ancora.
pensavo che sarei ritornata a casa senza avere sgambettato, ma non e’ stato cosi’. il blogino mi ha regalato l’insperato scatenamento.

sono uscita di casa dopo il brindisi con me stessa, accompagnato dall’immancabile fois-gras e salmone, verso le due di notte.
c’erano alcuni appuntamenti a cui non volevo mancare: Jar, Giardino Tergesteo ed Etnoblog.
dopo un gingseng al distributore di caffe’, infastidita alquanto per YMCA e Bandolero che sputavano in Ponterosso (avessero almeno proposto musica klezmer o balkan per potersi fare un sano kolo!), imprecando contro le masse informi di san Silvestro, emulando il terrorista di Banksy che tira il mazzo di fiori, ho fatto volare due tazze: una e’ andata in frantumi, la seconda e’ rimasta intatta. chiedendomi sul significato recondito di cio’, se avessi potuto avrei tirato sacchi di arance marce a chi mi infastidiva con quella che sarebbe dovuta essere musica, ma era solo sbobba per i fruitori dei locali con cenone a prezzo fisso.
raggiunto lo Jar, il vinile di Jazza ed i suoi auguri sono riusciti a calmarmi a sufficienza, ma l’impossibilita’ di ballare o di godere di uno dei drink serviti (solo tre persone dietro il banco con un centinaio di assatanati da servire nonostante la velocita’ supersonica) visto l’assembramento, ho deciso di dirigermi verso la seconda tappa Tergesteo.
gente informe si aggirava per le strade ed ancora piu’ informe era quella dentro la galleria. dr. Wandervogel troppo impegnato nel suo mixaggio con figona con cappotto rosso alle spalle vicino a quello che sarebbe potuto essere il mio sgabello e la decisione di procedere nel mio tour e’ stata immediata. di ballare nessuna voglia.
sempre indecisa se ritornare a casa, perche’ il capodanno danzereccio e’ riservato ai target a cui non appartengo piu’, l’appuntamento con Etnoblog era un dovere a cui non potersi ritrarre.

l’abbraccio di Fabio, le birre con citazione del mio verstire con Antonio e Riccarda, il ciao-Betta di Thomas, i sorrisi della forza lavoro (dai buttafuori ai baristi) mi hanno, come ogni volta, accolta.
da una nuova postazione, appoggiata ad un bidone nero come quelli per il petrolio, guardavo la fauna davanti a me ed, ancora una volta, mi stupivo di come fosse simile a quella urbana delle citta’ europee. di tutto e di piu’.
ragazzotti senza arte e ne’ parte, probabili professionisti di mezza eta’, colorati non bianchi (pochissimi o nessuno i locali di Trieste dove li puoi trovare se non con la funzione di vu-cumpra’), signore con il colbacco di pelliccia bianca, creativi accreditati, ragazzine poco fighette…anzi, nessun fighetto.
”Dove si fara’, adesso, jota?” chiede uno.
”Da Mase’!” risponde Antonio.

e’ stato ritrovarmi ancora a ballare, con tutte le opzioni che potessi richiedere di fare, con destrezza e meraviglia, mentre la suola delle scarpe si appiccicava al pavimento bagnato da qualche bevanda zuccherina.
i mixaggi non erano tra i migliori, ma la scelta musicale li sosteneva.
niente tecno per me, non la reggo.
sudata, un paio di sigarette, un’altra birra con cui un castrone ha pensato di inaffiarmi.
”Sono cose che capitano in questo posto e meno male che e’ impermeabile!” mi ha detto Lisa riferendosi al mio giaccone.
ho iniziato una filippica sui giovani che non sanno essere ubriachi buttandosi addosso agli altri, quando una curiosita’ mi e’ passata per la testa e mi sono diretta verso Paolo, il signor Etnoblog.
”Ciao Paolo, piacere, io sono Betta. Di dove sei tu?”
”Ciao, piacere! Ci conosciamo quando e’ gia’ finita. Sono di Udine.” mi ha risposto Paolo.
perche’ le cose che hanno significato a Trieste le fanno sempre le persone che vengono da fuori e, Trieste, con i suoi anticorpi li neutralizza?
non avrei aspettato i saluti finali e, finita la birra, mi sono dileguata.

due sono le cose che mi frullano ancora in testa: che cosa significa che una tazza gettata affinche’ si rompesse non si sia rotta, a capodanno? che cosa significa essere inaffiati con una birra, sempre a capodanno (quello che decide il calendario gregoriano)?
ce ne’ ancora un’altra: non e’ che avendo ascoltato come prima canzone Bandolero, a capodanno, saro’ inseguita tutto l’anno dai balli sudamericani?
…sarebbe una vera disdetta.

 

postato su facebook l’1 gennaio 2016.

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che sua bonta’ il blog mi facesse caricare il video:

https://youtu.be/XZVpR3Pk-r8

Tainted Love

Sometimes I feel I’ve got to
Run away I’ve got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me
The love we share
Seems to go nowhere
And I’ve lost my light
For I toss and turn I can’t sleep at night
Once I ran to you (I ran)
Now I’ll run from you
This tainted love you’ve given
I give you all a boy could give you
Take my tears and that’s not nearly all
Oh tainted love
Tainted love
Now I know I’ve got to
Run away I’ve got to
Get away
You don’t really want it any more from me
To make things right
You need someone to hold you tight
And you’ll think love is to pray
But I’m sorry I don’t pray that way
Once I ran to you (I ran)
Now I’ll run from you
This tainted love you’ve given
I give you all a boy could give you
Take my tears and that’s not nearly all
Oh tainted love
Tainted love
Don’t touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you though you hurt me so
Now I’m going to pack my things and go
Tainted love, tainted love
Tainted love, tainted love
Touch me baby, tainted love
Touch me baby, tainted love
Tainted love
Tainted love
Tainted love
Songwriters: E. Cobb

 

(elisa)Betta Porro

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