preghiera all’Universo.

anche con il trillo del diavolo di Giuseppe Tartini.
lo ammetto, avevo gia’ sentito suonare Natalia Morozova, in un altro concerto per CASA C A V E Contemporary Art VisoglianoVižovlje Europe e ne ero rimasta colpita.
il duo Morozova (pianoforte)-Nadezda (violino) e’ stato all’altezza delle aspettative piu’ rosee.
non solo colpita, affondata.
l’acustica di San Giovanni in Tuba di Duino e’ stata complice perfetta di trilli, scherzi e sonate degne del violino di Einstein
(se non fosse stato per la gravita’, il fisico, avrebbe potuto essere un violinista).
”Io spesso penso in musica. Vivo in musica i miei sogni ad occhi aperti.”
non sono stati sogni le note sprigionate dal pianoforte e dal violino del duo russo, ma stilettate nel cervello e sulla pelle. quella forza di dedizione ed abnegazione che la disciplina permette nel librarsi oltre qualsiasi gravita’. suono spesso e corposo, intercalato con il velo dell’incanto, scandito dai cut tra un movimento ed un’altro.
il respiro invadente a portare il corpo nel suono.
senza respiro chi ascoltava e si univa alla preghiera.
con la scusa dei click da accumulare, girare nello spazio della chiesa, permetteva all’orecchio di divertirsi come piu’ piaceva, portando nel profano dell’accadere.
Tartini, Brahams, De Falla (?), Ravel nel programma e nelle note piu’ sconosciute la scrittura imprevedibile da mozzare il fiato ed i pensieri.
incredula, intirizzita, intimorita, affamata di vita, in bisticcio con l’Universo, non le ho abbracciate.

in LIFE | Serena Bellini il proseguo della preghiera iniziata.
fiori, colori primari, lettere e numeri sull’altare.
ci potrebbe essere il rischio di cadere nell’abuso del romanticismo a cui sono stati ridotti i fiori, ma nel tratto deciso, tagliente e definito non puo’ esserci fraintendimento.
e’ la stessa qualita’ di gesto del comporre una nota o di disegnare con un colore che accomunavano la preghiera del musica e della pittura: scarno, essenziale, senza imprecisioni ne’ ripensamenti.
e’ quel femminile emancipato che appartiene all’est.
anche lo sguardo di Serena e’ determinato a guardare, senza edulcoranti ne’ condizioni, per chiamare il primordiale che sfugge, ma che e’ cosi’ evidente anche solo nello sbocciare di un fiore.
le lettere ed i numeri, sono la cifra del contemporaneo che non annaspa, ma si dichiara con tutta l’ironia della pretesa umanistica di dare nomi o lettere alla natura, per catalogarla e studiarla, dimenticando di viverla.
tema scottante quello della natura e chi vede nei quadri di Serena solo dei fiori, che starebbero bene in ogni soggiorno, salotto, camera da letto o bagno, se non anche nel guardaroba di ogni casa piu’ o meno borghese, per portare vitalita’, le fa il torto di ridurre i suoi quadri ad oggetti. non e’ perche’ c’e’ concetto che valgono di piu’, ma perche’ interrogano sui disatri dell’umano nella pretesa di soggiogare la natura.
e’ un rapporto sensuale quello con i fiori.
e’ il fiorire dello stupore.
e’ la bellezza dello sfiorire e rinsecchire.
e’ il profumo, come le note, nell’aria.
e’ l’effimero della vita.
e’ il colore della vita.

e’ la preghiera di un fiore all’Universo.

 

postato su facebook il 17 ottobre 2017

(elisa)Betta Porro