prodotti scaduti.

Imma, mia madre: ”E’ inutile stare dietro alle cose avariate.”
e’ stata la sua constatazione mentre uscivamo dall’ospedale dove aveva fatto l’incontro con la bella psicologa napoletana (basta che la veda e mia madre e’ felice!) dove ha dovuto mettersi a confronto con le sue capacita’ cognitive.
mio padre Carlo ed io, incuriositi, le abbiamo chiesto all’unisono:
”Quali sarebbere queste cose avariate?”
”Quelle come me!”
l’ho riempita di baci per la bellezza che mi aveva regalato e ci siamo fatti una grande risata.
avevamo gia’ riso con Carlo quando abbiamo visto le domande che le erano state fatte su il prezzo dei pomodori al chilo, quello di un cappello o di una borsa. Imma non ha mai fatto la spesa in vita sua, e’ stato sempre il compito di mio padre. Ha cucinato sempre malvolentieri, anche se faceva la pasta in casa ed i gnocchi, fino a quando mio padre non le ha preso anche il posto in cucina alla quale lei ha rinunciato con grande piacere, anche se sapeva che avrebbe dovuto rinunciare ad uno dei pochi poteri concessi al femminile.
nel cibo avariato e’ dove si riconosce, senza vittimismo, con la praticita’ di chi capisce di non essere piu’ in grado di offrire le prestazioni pretese ed il pudore di non volere essere messa nelle condizioni di fare brutta figura e di doversene vergognare.
non sa quanto di lei ci sia nel mio non vergognarmi di tutti i fallimenti cercati e subiti, del suo ribellarsi alle condizioni prestabilite di donna, considerata anche da me solo in quanto madre e moglie. eppure non ha mai rinunciato alla donna, rifiutando mansioni e pregiudizi, eseguiti recalcitrante, solo per il dovere a cui ognuno e’ chiamato a rispondere.
nel sentirsi avariata c’e’ tutta la forza di chi accetta quello che avviene, senza ipocrisia, nel tentativo di trovare un proprio posto ed un proprio perche’.
e’ il perche’ che sempre le pongo come domanda, perche’ il dove e’ quello che riusciamo a condividere anche in solo qualche minuto in cui ci guardiamo e ci sorridiamo: sappiamo che anche per ‘oggi’ ci siamo viste.

e’ questo concetto del cibo scaduto che e’ cosi’ affascinante.
in Africa non esistava la scadenza su nulla, in Austria c’era la scadenza su ogni cosa.
riciclare o buttare via?

era sempre lo stesso giorno, cioe’ ieri, che sarei dovuta andare a sostenere il candidato sindaco.
non avevo tanta voglia di fare vedere la mia faccia in giro, non per non mostrarla, ma per evitare le possibili considerazione che gli altri avrebbero potuto fare sulla mia presenza pensando che avrei partecipato per farmi vedere. eppure dovevo i ringraziamenti per la bellezza che mi aveva regalato Salotto.Vienna, anche se il sindaco non era il colpevole principale (il seguito delle proposte sulle industrie creative ne sono state la conferma!).
ero anche molto curiosa di vedere quante donne sarebbero state presenti.
direi che la platea era divisa al 50% tra donne e uomini, ben oltre gli anta.
tutti omogenei, rispecchianti quella borghesia ormai inutile e conpassata.
discorsi di rito e l’elenco delle cose fatte nella serieta’ di una giunta che e’ sempre stata sul crinale del bene comune e gli interessi di parrocchia.
tutti quegli ‘anta’ prestanti che del giovanilismo hanno fatto una bandiera.
sicuramente professionalita’ all’appello, anche se molto poca la partecipazione della comunita’ slovena: tra Barcolana ed Ufficio per i rifugiati ci si ritagliava il posto tra i vari professionisti.
ben poco c’entravo, sempre a togliermi di dosso qualsiasi possibile etichetta, ma il gusto di scambio intellettuale e’ avvenuto con l’architetto, l’avvocato ed il giornalista. devo dire all’altezza di stimoli accattivanti.
lamentavo la poca presenza femminile, ma sufficientemente rappresentata, ma quello che era inevitabile vedere era il prodotto offerto da secolo passato. tutto desueto e superato da un impianto amministrativo inadeguato alle sfide del presente, sempre a tappare le falle del trascorso ed a dovere impiegare strumenti come quelli del piano regolatore che fanno ridere i polli, mentre i cementificatori dovranno leccarsi le ferite per il successo ottenuto nel proporre il recupero edilizio con l’autocostruzione.
lo zampino e’ quello di una donna della giunta, colonna portante insieme a qualche altra (se volete faccio i nomi senza nessun problema) che, nonostante legata alla prassi accademica di un sistema troppo italiano (ponte Rosso ne e’ la dimostrazione), ha la capacita’ di lavorare senza lasciarsi intimorire da difficolta’ e veti con osservazioni puntuali e l’esperienza dell’urbanistica partecipata.
peccato non ci fosse nessuno della giunta al convegno dei basagliani per la campagna SLEGALO, contro qualsiasi forma di contenzione.
slegarsi dal secolo che porta con se’ tutto il retaggio del fascismo ancora presente nella pratica della legge, mentre l’olocasto non e’ stato neppure sfiorato con un accenno al mare, mentre porto vecchio (motivo fondamentale nell’arrogarsi il diritto alla paternita’ e’ stato lo sgambetto primarie dello sfidante democristiano al sindaco uscente) spiattellato come la panacea allo sviluppo di una citta’, per fortuna, distratta dalle innumerevoli mentalita’ che si scontrano e la abitano.
tra prosciutto crudo e cotto, non di qualita’ memorabile, il kren svampito ne era la caratteristica principale: neanche mettere tutta la scodella sarebbe servito a rendere piccante la tartina.
le bollicine gradevoli.
era questo senso di sorpassato e sapore svampito che presentava tutta l’inadeguatezza al mettersi in discussione, eppure i miei referenti erano pronti a farlo anche se solo a parole.
quando ho presentato all’avvocato la necessita’ di rompere schemi e metodologie superate dal confronto coi millennials: ”Finalmente qualcuno che si ribella!” mi viene detto.
”E’ quello che faccio” ho risposto.
”La tua e’ ribellione che resta estetica” mi viene ribadito.
”Estetica non e’ etica?”
abbiamo rimandato ad altro momento l’argomentare, ma prima ho ricevuto il regalo di come i principi del diritto romano siano alla base della legge dei paesi arabi.
a mio agio nello saltellare senza disegno alcuno, sempre radicale libero, tra il vociferare compiacente di chi riteneva che la politica fosse una cosa seria, non riuscivo a capire quanto i presenti si rendessero conto di quanto vecchi e passati eravamo tutti noi che eravamo li’ (ed il rock ne era l’aggravante!).
puntualmente ho riferito all’architetto.
”Sugli scaffali del supermercato ci sono solo prodotti scaduti.” e’ la risposta brillante che ricevo in dono.
”…e come la mettiamo con i vegani?” faccio mentre aspetto una fettina di crudo.

mi e’ inevitabile lo scarto che il pensiero laterale mi porta: eppure io ho sentito uno che avrebbe potuto fare il sindaco.
non molto tempo fa, durante un incontro del cibo nella crisi, a cui partecipavano anche gli assessori della presente giunta, un carsolino ha sbaragliato tutti gli avversari. con poche frasi, numeri precisi, radici ben piantate nella terra, ha esposto chiaramente il disegno e le sue capacita’ di analisi. ahime’, e’ un uomo (sono sempre legata alla mia decisione di votare donna anche se cretina), ma l’essere bilingue e’ lo scarto con il quale noi tutti dobbiamo fare i conti, ad ogni livello ed in ogni professione. la capacita’ di un pensiero diversi che coesistono ed arricchiscono le proposizioni. l’avere pensieri diversi a seconda della lingua secondo cui si pensa.
non dimentichiamo, poi, la terra neutrale del dialetto che aiuta ad essere scanzonati ed anche irriverenti.
mi ha impressionato favorevolmente il presidente dell’associazione Joseph, quella che insegna a diventare contadini e mi e’ stato subito chiaro come la citta’ metropolitana di Trieste non potra’ mai esistere se non per volonta’ di quei paesi carsici che gia’ lavorano a cavallo dei confini per diventare territorio unico a scapito della citta’ che li ha sempre considerati vassalli.
restera’ capitale retro’, Trieste e la spinta verra’ fornita dai luoghi che la circondano per un interesse comune, non egemone e neppure di ruolo culturale. e’ quanto ai carsolini ed istriani di confine interessera’ cancellare i segni di confini mai veramente esistiti e poter, finalmente, rinunciare ai nazionalismi ossessivi.
sono le donne e gli uomini che hanno continuato ad essere contadini ed a mai vergognarsi di cio’ che portano il valore aggiunto a chi ha sempre veleggiato per mari e finanza in una citta’ in cui, nei primi del novecento, esistevano piu’ sloveni che nella stessa Ljubljana. al fascismo l’orrore di averli voluti cancellare, ma, adesso, sono i soli che fungeranno da traino se vorranno accettare la sfida di un territorio comune.
gli investimenti siliconati aggraderanno al potere di turno, ma la storia non verra’ scritta da loro, perche’ nel destino di Trieste c’e’ sempre l’utopia con cui fare i conti.

nel sentirmi scaduta o avariata trovo il conforto della volonta’ di reprimere i borghesismi deliranti di perbenismo e presunzione ideologica, soprattutto dei tanti giovani gia’ vecchi che popolano la citta’, nello zero della generazione che vorrebbe fornire le scorciatoie della tecnologia alla felicita’ di massa.
dovro’ rivedere la mia decisione di votare solo donna perche’ il revival dei musi democristiani non era stato preso in considerazione e non mi vorrei ritrovare su di una spiaggia di sabbia a diventare nevrastenica per non riuscirmi a togliere di dosso i granelli della mediocrita’ di pensiero.
dovro’ anche firmare il programma di quel partito che continua ad insistere nel suo sopravvivere il post-ideologico restando attaccato alle logiche di metodologie romantiche, piene di vuoto riempito da nostalgie reazionarie.
dovro’ anche firmare il programma di quel partito che continua ad insistere nel suo sopravvivere il post-ideologico restando attaccato alle logiche di metodologie romantiche, piene di vuoto riempito da nostalgie reazionarie.
per non disotterrare il cadavere dell’utero della donna con cui il patriarcato pretende di offrire diritti agli omosessuali che ne sostengono la discriminante nella pretesa di arrogarsi il diritto della propria felicita’ riproponendo l’unico modello di famiglia tanto caro al capitalismo.
finche si parlera di uteri e di puttane potrete stare tranquilli perche’ il controllo del capitale passera’ sulle vostre teste e tutti i maschietti, etero od omo, accorreranno alla svendita dell’edonismo…reaganiano.

avariata al punto giusto, non mi resta che una sigaretta elettronica per fare fumo.

 

pubblicato su facebook il 5 marzo 2016.

 

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(elisa)Betta Porro

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