squeeze.it: tutto il possibile e’ stato spremuto.

e’ stato delirio di immaginario estremo nel vedere i finalisti del concorso di teatro contemporaneo che Trieste Contemporanea ha presentato alla Galleria Tommaseo di Trieste.
ho capito oltre al mio essere ormai obsoleta anche perche’ non avevo nessuna necessita’ di (rap)presentare quando vivevo alle latitudini piu’ nordiche: era sufficiente andare a vedere cosa gli altri esibivano per vivere il contemporaneo. nel vecchiume triestino questo mi manca, nonostante la cultura sia attiva, ma troppo accademica e conservativa (nonostante tutte le eccezioni!).
e’ stato un piacere di sensi avere conosciuto i ragazzi finalisti durante la loro permanenza a Trieste: Lina Hermsdorf (D), Arja Kaerkkaeinen (FIN), e Komicna Hunta (HR).
nulla di strano che provengano tutti da nord ed est Europa.
nulla di strano che cio’ che hanno presentato sia oltre il teatro fossilizzato (post-drammaturgia e post-stage, appunto!).
nulla di strano la figura barbina del mio presentarmi a loro con video che non avevano il plug-in per essere visti e l’assoluta inadeguatezza ad essere sintetica e concisa (d’altronde, non facile per chi ancora si cerca sia nelle definizioni che nella vita!).
avrei scommesso sulla vittoria di Lina, quella che ha deciso, principalmente, il mio essere obsoleta: la sua capacita’ di de-localizzare suoni, la sua post-drammaturgia con interruzioni nel testo, il suo tendere ad eliminare il performer come colui che agisce, ma solo in quanto interagente, il suo giocare con droni e tecnologia come fossero bambole e la sua capacita’ di inserirsi nel site-specific.
neanche desiderare di averla fatta io la sua performance. inimmaginabile.
troppo giovane, ancora poco scaltra nell’agire sul pubblico (ma e’ cio’ che veramente vuole?), soprattutto se seduto su comode sedie (forse non se l’e’ mai trovato cosi’ in precedenza e, anche fosse, sara’ stato un pubblico con almeno vent’anni di meno!) avrebbe dovuto optare di far girare il drone dell’elicottero sulla testa dei giurati come colpo di scena finale e se li sarebbe mangiati (ripeto: in una classica logica di pubblico seduto di fronte alla ”scena”. 
troppo pulita, concettuale e nordica per passare un giudizio classico, poco post-modern o comunque post.
Arja e’, certamente, quella con cui ho scambiato significati piu’ profondi su femminile, femminismo, corpo: che strano che cio’ sia avvenuto con una Scandinava!
l’ho sentita complice del mio linguaggio ed ho avuto la conferma che il post-design sociale scandinavo e’ in atto (per lei si addice il post-fashion).
c’e’ tenerezza e sublime nel suo essere corpo.
c’e’ ribellione alla definizione maschile di potere.
e’ il suo il significato piu’ forte.
troppo nordica e troppo emancipata per passare col suo proporre tre donne, proiettate contemporaneamente su tre pareti diverse, che ritrovano se stesse solo nel momento in cui, sole, si infilano nel letto ad affrontare i propri sogni/incubi.
Damir (Ivankovic), medico, Ivo (Kusek), filosofo, Luka (Kusek), l’unico diplomato in arte drammatica, ma con un paio d’anni di paesaggistica, sono state delle vere puttane ed hanno rubato cio’ che sarebbe dovuto appartenere di diritto alle donne, a Trieste.
dopo mezzo metro tracciato con lo scoth rosso che avrebbe disegnato il quadrato 4×4 sul pavimento ho trattenuto a stento l’urlo di goduria per cio’ che sarebbe avvenuto: i ragazzi avrebbero fregato tutti con o senza profumo.
quando il segno sarebbe diventato 4x4x4 (il titolo del concorso), con Damir che saliva sulla scala e buttava a terra la bottiglia di profumo, e’ stata apoteosi della terza dimensione e la chiara capacita’ di sopraffare i giurati nella chiarezza del significato.
mannaggia a loro ed alla loro bravura!
certo che la furbizia o il colpo di scena di chi cercava di sentire il profumo che avrebbe dovuto uscire dalla bottiglia rotta e che era piena solo di acqua, e’ stato geniale. nessuno se n’e’ accorto e tanti hanno creduto di sentirlo. io l’ho solo cercato, ma ho pensato di essere troppo lontano per percepirlo.
il profumo presente non era presente.
c’e’ pensiero forte, comico ed immaginario.
troppo politicamente corretto il non avere citato Ponte Rosso delle loro madri e dei loro padri, cosi’, invece, presente nei loro riferimentti del vivere Trieste.
troppo poiticamente corretto il premio alla loro appartenenza di diritto alla cultura di questa citta’.
l’aria si e’ poi riempita dei profumi del buffet offerto ai presenti con le delizie preparate da Aldo (?). tutto delizioso e garbato mentre rincorrevo le bottiglie di vino che arrivavo ad avere solo quando erano rimaste vuote. 
tanti cadaveri, ieri sera, in Galleria Tommaseo.
vedere come tra i ragazzi si e’ venuta a creare una complicita’, dopo che Ivo ha espresso il desiderio di aver voluto creare qualcosa insieme ed avendo saputo che questo sarebbe stato anche nei piani di squeeze.it, il fatto che il Comune di Trieste non sia stato fra i partner del concorso e’ segno di cecita’ ed incapacita’ di creare spazio per i giovani (figurarsi riempire Porto Vecchio!). puntuale la mia invettiva spropositata contro l’accademismo attoriale italiano che imprigiona mente e sentimenti (quelli relegati nel fondo del bacino), complici del mantenimento di un sistema teatro ormai non più’ sostenibile se non con le logiche da novecento (non certamente quello delle avanguardie!). il teatro e’ uno dei luoghi della conservazione con i privilegi di chi si arrocca sulle tavole del palcoscenico che scricchiolano. uno stuolo di addetti ai lavori che pretendono di essere lavoratori dello spettacolo, mentre ogni cosa disintegra lo stato sociale e non c’e’ più’ ciccia per gatti. forse solo per quelli col pedigree più’ autentico. di fronte alle giovani del nord ed ai ragazzi dell’est, disposti a cambiare mestiere ed a sperimentarsi, continuamente, in sfide di formazione, l’abisso diventa sempre più incolmabile. un’ultima bottiglia di prosecco per brindare al successo, a Giuliana Carbi ed a Franco Jerusun (a cui il concorso e’ stato dedicato), dopo essermi fatta anche il doggy-bag con le delizie rimaste, mi ha permesso di godere il lusso di assaporare il frizzante di uno spazio laboratorio, fluido e vitale, dove la cultura diventa nutrimento naturale.
la serata non sarebbe finita li’.
sapevo che le giovani membra dei finalisti avrebbero avuto bisogno di maggiore sfogo e, complice Tamara, siamo andati alla ricerca del rituale finale. un’ennesima bottiglia in un’enoteca e poi sull’acquedotto.
il locale, accogliente nella musica e nel suo essere meta del girovagare notturno, ha permesso alla citta’ di non essere solo concentrato di provincialita’. 
un minimo di urbanita’ si e’ potuta respirare ed io ho raccolto, insperatamente, quello che tutti speravano di ascoltare da Ivo, il filosofo.
la sua precisa attenzione nel riferire la sua esperienza del workshop a Trieste puntava il segno su piccoli grandi dettagli. era felice come Jana Radonijc (MK) avesse usato le sue parole nel presentarsi al pubblico, mentre riceveva il ricordo per la menzione ricevuta per la presentazione del video al concorso e come questo fosse diventato scambio elettivo.
il suo riferirsi a Giuliana ed alla sua severita’ nel rispettare gli orari era stato il segno di chi si prendeva cura di loro e di chi cercava di tenere dritta la barra della nave con ben presente la linea del traguardo. l’apprezzare l’avvenuto dei giorni trascorsi in una citta’ cosi’ poco straniera, almeno per i ragazzi croati, usciva tutto nel suo cercare di dire che era inutile il nostro scusarci per le inadeguatezze, ma che era per lui importante capire l’orgoglio che avremmo dovuto avere in cio’ che era stato proposto loro. 
parlare senza limiti e riconoscersi era la magia che ancora una volta avveniva in una citta’ cosi’ distratta, ma cosi’ presente.
c’e’ mancato poco che Putin ed il suo nazionalismo mi rovinassero la serata. l’Austro-Ungheria ha avuto sempre qualche problema con gli zar. i principi russi, per quanto avvenenti, quando sostengono che non c’e’ posto come Mosca più libero per i gay, il luogo meno razzista e meno nazista, suonano in tutta la loro stonatura di pretesa del potere nazionalista. la ricchezza di Trieste e’ a loro estranea nel loro tentativo di costruirsi una corte. sono già’ sufficienti le corti presenti nella politica nostrana! inappropriate come il mio pretendere di farmi dare del tu da chi e’ cresciuto dando del lei alla madre. a volte, anche il retaggio di militanza radicale e dei rapporti paritari con i professori dello IUAV nel darsi del tu, stona.
tornando a casa, un po’ delusa che il femminile emancipato non fosse stato premiato a sufficienza e che la pussy riot non fosse stata, sufficientemente, punk, restava la piacevolezza del mio obsoleto e la voglia di rinchiudermi in un sarcofago, magari come drone telecomandato…da me.

dal post pubblicato sulla mia pagina facebook del 23.2.2015 ed integrato.

http://www.triestecontemporanea.it/news.php?id_news=227&l=e&id_m=2

//www.facebook.com/events/1566368836953020/?ref_dashboard_filter=calendar

 

photo by Fabrizio Giraldi

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Lina Hermsdorf

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Arja Kaerkkaeinen

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Komicna Hunta

 

 

(elisa)Betta Porro