svendita natalizia.

(un solo post per piu’ elecubrazioni.)

avrei voluto scrivere per potermi ricordare.
troppo si e’ ammassato in corpo insieme agli antibiotici.
lo sforzo e’ stato consistente e la mente non ha voluto dirigere le dita sui tasti della tastiera: meglio l’intorpidimento di scorrere i post di fb per mantenere l’allenamento del surfing alla cazzo (dovendosi sempre prostrare all’algoritmo!).
troppe performance svendute nel tentativo di esistere.
la mia illusione di fare micropolitica.

ci sono alcune cose che voglio appuntare:
– la banda di skateborder che ho incrociato alla fine di via san Francesco. mi hanno inghiottito per qualche secondo mentre cercavo di andare a sentire almeno lo stralcio di un concerto. per un attimo la sensazione di un altro mondo possibile di guerrieri in fuga, inafferrabili e fisici. quella parte di gente a cui non viene concesso spazio e, di notte, si prendono la strada.
avrei voluto affidare a loro quella manciata di illusioni rimaste, ma erano troppo veloci e si sono infilate nella caditoia piu’ vicina per finire di scorrere nella fognatura.

– Claire (avrei saputo in seguito il suo nome) che mi viene incontro ballando e sorridendo, quando, per non perdere neanche un secondo di possibilita’ di danzare, nel corridoio del teatro Miela, le note dei dischi di Marchetto mi accoglievano. bella, magra, alta, bruna, dalle fattezze sconosciute. nel turbinio di superare i primi mixaggi improbabili ascoltati, il corpo riprendeva tutto cio’ che gli apparteneva di diritto, fino a Fashion di David Bowie, dove l’ospite della serata mi ha fatto l’onore di venirmi incontro ad omaggiarmi la sua attenzione (l’aveva gia’ fatto, dopo le mie rimostranze, facendo attenzione ai mixaggi).
la sera prima ero sempre in quel luogo a prendermi i complimenti del balletto che avevo imbastito per Schira. strane congiunture.

– troppo breve (nonostante i postumi dei muscoli doloranti) il giorno dopo, ma sufficienti a ritrovare la tonicita’ da dacefloor assimilata.
alle due si chiudevano le porte. anche questo mi riportava al Fashion, ma erano gli anni ’80 e le mie rimostranze erano pronte all’attacco.
”Siamo un teatro.” mi viene risposto da un giovane con occupazione, probabilmente, saltuaria.
si’, ma ben oleato dal pubblico (non certo quello degli spettatori in sala!).
in quel frangente ho parlato con Claire, parigina di riporto, Matteo, triestino, ma idraulico a Parigi ed il cuoco di Genuino, con cui avevo scatenato corpo e discorsi sul femminile emancipato. con Claire abbiamo incominciato a parlare di questo e, in mezzo ai suoi sorrisi ed alla sua giovane bellezza, abbiamo finito col guardare la luna. sua madre era li’ da qualche giorno.

– appurato, da un bel po’, di essere target per toyboy, un paio di sere prima, il giovedi’ del thanks-giving ed io non lo ricordavo, mentre aspettavo la malvasia della Brda al bancone di Giovanni, una bella signora di una certa, forse un po’ piu’ vecchia di me, mi avvicinava chiedendomi se fossi una tale che aveva conosciuto. cadendo come un’allocca nel suo gioco ho iniziato a parlare. capelli grigi lunghi, vestita di nero, senza calze, ma, cetamente, non inglese. aveva un linguaggio curato e di un certo livello, nessuna cadenza triestina. astrologa, buttacarte e lettura della mano le sue occupazioni. in quel momento avevo capito di essere stata abbordata, anche se piacevolmente. mi offre una lettura veloce della mano per 10euro. ne avevo solo 5 e bastavano solo per una mano. mi sono vista sotto i ponti e a come sarei potuta essere anch’io, un giono, a caccia di espedienti. le ho dato 5 euro e le ho porto la mano sinistra.
tralascio l’uomo divorziato con figli, con cui avrei avuto una relazione nella pubblicazione di un suo libro ed il mio continuo riportarla ad un’unica presenza di un profilo fb di toyboy. quando pero’ pronunciava le fatidiche parole nella frase ”Vedo femminile emancipato.” ammetto di avere avuto un soprassalto. era diventata gia’ cosi virale la terminologia anche tra le cartomanti? diceva che i miei pensieri, oltre a causa dell’acquario, erano seguiti e che avevano un ruolo politico. mi ha predetto una sede che avrei avuto in cui avrei avuto tutto a mia disposizione e di una casa da mettere a posto per invitare gli amici.
terminologie pertinenti piu’ del mio riportarle.
avrebbe voluto altre 5euro per leggermi la mano destra.
non le avevo.
quando arrivava ad annunciare il mio ”ruolo planetario”, la salutavo divertita.

– ”Io non ho capito quello che hai fatto.”…c’era qualcosa da capire?
”Brava! avresti potuto continuare fino alla chiusura del locale.”…un’occasione persa.
”Per un momento ho pensato che fosse risuscitata la pittrice morta che girava per piazza Unita’.”…gia’ mio padre, molti anni fa, mi aveva detto che sembravo quella matta.
commenti diversi alla mia performance di lady Protein.

altri frammenti sono finiti nelle fognature insieme alle illusioni.

 

pubblicato su facebook il 4 dicembre 2015.

 

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(elisa)Betta Porro

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