temporaneo.

saranno i giorni di bora scura che falcidiano Trieste, sarà l’ultima visita a Vienna, sarà il senso del tempo che non mi appartiene, ma il temporaneo fugace mi consola.
soprattutto quando si applica all’architettura.

nella periferia sperduta di Vienna esiste una costruzione in vetro e legno che, dalle prime immagini che ho visto pubblicate, mi ha parlato di costruito temporaneo. e’ un esempio di architettura viennese contemporanea: linee chiare e sobrie, accuratezza nei materiali e nei particolari, trasparenza e segno riconoscibile. la chiamano flederhaus (da ”fledermaus”; credo che c’entri anche Il Pipistrello di Johann Strauss piuttosto che il 4D).
tutto ciò che avviene dentro e’ legato all’architettura temporanea, o meglio IN-BETWEEN Architecture (concetto dal nord-Europa).
e’ ciò che avviene tra lo spazio non-costruito e quello che diverrà’ costruito, oppure ciò’ che e’ già costruito, ma in disuso ed e’, nel frattempo, ancora non divenuto altro.
dentro la flederhaus avvengono strane cose: mediaOpera, MAI (Media Architecture Institute) insieme a Global Village, sperimentano.
i costruttori di quello che sarà uno degli insediamenti della classe medio-alta viennese (previsti 30.000 abitanti) hanno dato in mano alla ricerca il compito di tracciare delle linee guida alla progettazione urbana.
e’ fantascienza applicata.
perché sia chiaro che e’ l’arte a dire la sua e’ stato invitato Salotto.Vienna (quello nato a Trieste, la scorsa estate) a farne il riferimento culturale: l’arte e’ protagonista e l’industria creativa ne’ e’ la logica conseguenza.
vicino alla fladerhaus e’ stato costruito un magazzino-studiotelevisivo-salotto, in pannelli di legno lamellare, che ospita il meglio della cultura contemporanea viennese (come, d’altronde, ha fatto a Trieste!).
forse e’ solo uno specchietto per le allodole dei famelici costruttori, ma il processo dell’ IN-BETWEEN contaminerà’ anche i biechi capitalisti, soprattutto dove il Karl Marx Hof ha fatto scuola. c’e’ cura e attenzione nel costruire che riscatta, almeno in parte, l’occupazione del suolo.
Aspern, il sobborgo in costruzione, e’ diventato Seestadt (città sul lago) per il laghetto artificiale costruito per ammiccare all’offerta di bucolico. anche papere, oche e cigni finiranno per popolarlo.

e’ il dirompente dell’arte che verra’ espresso attraverso le media-facciate che falcidierà la desolazione dei luoghi deserti di città dormitorio e forse, come la bora, scoperchierà i tetti del pensare borghese.
la creatività’ e’ un valore sociale, oltre che economico e questo tradisce il socialismo diffuso di Vienna, dove anche il capitale sembra più buono o, almeno, e’ costretto ad infarinarsi di cultura.
e’ nel mezzo di questo cantiere-laboratorio che sono stata accolta dalla famiglia di Salotto.Vienna e sono anche riuscita a non fare troppa brutta figura, ma quello che e’ riuscita a regalarmi, ancora una volta la capitale dell’Impero austro-ungarico, nonostante i giorni della merla e l’epifania di un trascorso, e’ indicibile.
e’ bellezza di pensiero e di intenzioni. e’ riscontro ad un procedere sociale, imperiale e maestoso. e’ ritrovare linguaggi di appartenenza.
e’ riconoscere una tradizione del femminile visionario, quello stesso che ha permesso a Maria Teresa di pensare ad una capitale sul mare che potesse competere con tutti i più grandi porti del nord, ma che, ahimè, e’ stata relegata a comparsa.
anche le osservazioni fatte alla presentazione del Porto Vecchio di Trieste sono state quelle di chi sa usare la commistione dei segni: piacevolezza del camminare in una città costruita dall’economia dei traffici marini, ma da dove verranno le persone che serviranno per popolarlo? tutte le logiche cadono, soprattutto quelle degli architetti, in una città’ di vecchi.
quegli stessi architetti che non possono capire che architettura temporanea non e’ solo una tettoia estiva costruita davanti ad un caffè per far ombra ai sempre più anziani frequentatori di locali, ma e’ il pensare IN-MEZZO, TRA (e’ l’INFRA triestino), senza dovere alludere continuamente al costruire fallico. non mancano gli architetti, ma il loro uso e’ desueto, novecentesco, capitalista, cementato e distruttivo.
l’attenzione al femminile sociale e’ vitale.

non posso alludere al piacere di essere stata invitata ancora una volta nella mio salotto preferito senza sembrare vanitosa, ma il potersi esibire nel mezzo della landa deserta della periferia viennese, nel precario di un cantiere, tra cessi esterni, studio televisivo, cocktaill di Barbie, calore umano, facciate multimediali, professionalita’ inappuntabili, sedie vuote, domande impensabili, sproloqui viennesi sono il carico di bellezza che mi ritrovo tra le dita, indegnamente.

l’imprevedibile ed il temporaneo e’ nella bora.

 

 

 

 

della magnificenze che avvengono a Salotto.Vienna trovate il programma in:

http://www.salotto-vienna.net/aspern/

 

flederhaus am Seestadt.

flederhaus flederhausSalotto.Vienna

Salotto.Vienna am Seestadt.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(elisa)Betta Porro