un fazzoletto di terra.

quello che racchiude(va) il mio benessere.
e’ marginale rispetto al centro della gentrificazione, ma ha racchiuso, fino ad oggi, valori aggiunti alla fruizione della triestinita’.
dopodomani non sara’ piu’ cosi’.

hanno un muro in comune: El Pedocin, il bagno famoso con il muro tra donne ed uomini, da una parte di un altro muro in comune ad Etnoblog, il magazzino di cultura ‘giovanile’ (sbaglia chi lo ritiene un locale).
il muro divide due mondi lontani, ma meta costante del mio vagabondare.
di fronte l’Aquamarina, la piscina con acqua di mare, che, il mercoledi’ sera, offriva il pacchetto D-Sotto (questo si’ un locale, anche se circolo ARCI) che, con musica ‘alternativa’ e luci di candele, accompagnava le bracciate in piscina ed il sudore nella sauna.
il D-sotto non c’e’ piu’ e, dopodomani, neppure Etnoblog.
non ci sara’ piu’ il mio fazzoletto di terra, dove, la notte, tra i camion parcheggiati e nessun vecchio in giro, questi ultimi i padroni assoluti delle ore diurne. sembrava di essere ai confini del mondo, con la strada, davanti, ad illudere di potere prendere qualsiasi direzione.
di sopra il cielo a cui appendere luna e stelle a proprio piacimento, alle spalle il mare.

ho visto tra i concerti piu’ belli degli ultimi anni a Trieste: Luc Orient , Kaki King, il Pan del Diavolo, IOSONOUNCANE (solo i Luc Orient conoscevo prima di averli ascoltati) sono quelli di cui ricordo il nome ed altri con cui la memoria fa a pugni.
dopo l’una tantum di Salotto.Vienna, unico luogo dell’elettronica contemporanea e sperimentale dove sono passati dj del calibro di Dorfmeister, Tolcachev, Samuel Kerridge, Domenico Crisci ed i piu’ nostrani Marco Bellini e Jazza, per citarne solo alcuni.
d’estate, all’aperto, d’inverno, dentro la scatola nera o nel bloggino, ma sempre in piedi per ballare. era uno di quei posti dove non mi dovevo costringere alla sedia ed alla disciplina delle file che pretende il teatro. fruizione dello spazio da inventarsi, come si confa’ alla piu’ avanzata cultura liquida.
riuscivo a non sentirmi fuori posto tra la gente con cui non avevo niente con cui spartire se non una sigaretta o mi ritrovavo a criticare le evoluzioni continue di ArtElettronica.
forse, perche’, nessun vero target erano riusciti ad appiccicare addosso a quei quattro muri.
ricordo anche un bellissimo incontro pomeridiano con Assunta Signorelli e tante donne, che nulla avevano a che fare con i discotecari, ma molto con la cultura giovanile di cui ci si riempie facendo straripare la bocca.
c’era anche un concorso per rappari o rapper che dir si voglia.
quando non era ancora diventato cosi’ istituzione, l’Ics Ufficio Rifugiati Onlus, uno di quelle organizzazioni che hanno reso Trieste un modello dell’accoglienza, aveva presentato il lavoro di ConsorzioScenico, Bilal, uno dei loro primi lavori, che manteneva tutta la freschezza di chi ha l’incosscienza dell’illusione della professione di attore.
il cibo etnico preparato ed offerto dai rifugiati.
adesso, la lotta a chi si accaparra il rifugiato per spartirsi il potere e’ storia quotidiana.

evidentemente Etnoblog non ha abbastanza santi in paradiso o vecchiette pronte a far la terza guerra mondiale nel caso si potesse mettere in dubbio l’esistenza del Pedocin.
i giovani nascono gia’ vecchi, da queste parti e babbeano pretendendo la pizza pronta ed, aldila’ di qualche post su fb, non hanno idea di come far valere i propri diritti soccombendo alla logica di chi vende la chiusura di un loro luogo di aggregazione come quella di un’impresa o attivita’ che sia.
il luogo ha un significato ed un necessita’ di esistere diversi da un qualsiasi locale.
il luogo e’ attrattore di significanti e non di clientela.
se poi, sempre i giovani, dovessero occupare un edificio abbandonato (vedi #occupytrieste), verrebbero sgombrati in nome dell’ordine. quello stesso ordine che serve gli interessi di destra e sinistra, indifferentemente.

sono triste e vorrei avere piu’ energia per tirare fuori una sana rabbia ed incazzarmi a dovere e presentarmi ai ben pensanti di turno come befana, soffocandoli con il fumo del carbone e facendogli ingoiare olio di ricino.
befana lo sono e, con le setole della scopa spelacchiate, continuero’ randagia a cercare luoghi dove potere riconoscere i significati dell’esistere, anche se il mio fazzoletto di terra e’ ormai a brandelli.
restero’ sempre piu’ lontana dai locali del perbenismo borghese perche’ mi annoiano e puzzano di rancido ammuffito.

buona abbuffata di insignificanza!
molto meglio la puzza di umanita’ di chi si ritrova a dover oltrepassare i muri costruiti dall’egoismo del privilegio.

il significato non e’ un prodotto che si compra.

 postato su facebook il 30 dicembre 2015
12191618_10206280601826368_2501294583506551133_n12112066_10206280558465284_2462053674145759008_n 12196270_10206280574945696_882342854569764853_n12196270_10206280574945696_882342854569764853_n
  12189553_10206291883268397_7654980089676560214_n

 

(elisa)Betta Porro

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*